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24 Gennaio 2009

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Notte d’inferno.

Fa caldo, ancora. Ho dormito solo dalle 2, per il rapido abbassamento di temperatura.

Il materassino si é forato.

Sdraio sullo strato appiattito dal mio peso che prenda la forma della pietra sottostante.

Mi rimetto in moto con una sete terribile.

Sono le 5:30, c’é giusto un po’ di luce e già sulla via terrosa che mi porta sulla statale, due animali mai visti scappano davanti alla mia moto.

Sembrano dei cani di grande stazza con la testa di un criceto.

Il culo scuro ed il pelo marrone.

Che meraviglia.

 

 

 

argentina0393 Dopo l’ennesima sosta pieno benzina scorgo per la 200isa volta, una sorta di sito onorifico. Tutto rosso, con una statua, delle bandiere rosse e diverse persone ferme in attesa.

Se ne vedono a decine di ste cose, sulla ruta 3 e le altre strade minori.

L’idea che prima di tutte mi suscitano é quella di una tomba di vittime di incidenti stradali.

Poi invece scopro che si tratta di una santo della Ruta, che augura fortuna a chi intraprende viaggi lunghi su queste Rute desolate.

Non avrebbe un vero e proprio senso logico, se non mi ritrovassi per 2 volte ad accostare accanto a due incidenti appena avvenuti.

Nel primo caso una macchina si é inspiegabilmente ribaltata sotto sopra.

Il conducente della macchina sdraia sotto il sole, coprendo con un velo verde la figlia che giace a terra con lui priva di sensi.

Decine e decine di passeggeri attengono con me sul lato della strada.

Vorrei fare una foto, riportare quello che vedreste con i vostri occhi se foste in viaggio su questa strada.

Ma per pudore e forse per rispetto, non faccio nessuna foto.

Non posso essere di aiuto a nessuno qui, posso solo togliere il disturbo ed alleggerire la calca di passanti che curiosano rendendo l’attesa di aiuti un momento ancora più insopportabile per le vittime dell’incidente.

 

 

 

La strada si estende a sud e più discendo più la temperatura scende. Il vento però aumenta.argentina0397

Con un serbatoio primario faccio a malapena 130 Km.

C’é qualcosa che non va. Ho questo presentimento.

Non conosco la motocicletta, ma conosco questa che guido, perché lo faccio da diversi anni.

Quando arrivo a metà pomeriggio a Porto Madryn, riservo ogni speranza per il mio contatto nella città.

E’ un signore di 50 anni che guida Transalp 1998 che ho incontrato ieri nel camping dove ho pagato l’ingresso per fare il bagno nel Rio Colorado.

Ho il suo numero, il suo nome e niente più. Lo chiamo da un locutorio, centro molto popolare qui in Argentina dove si effettuano chiamate a basso costo e dove ci sono computer con accesso ad internet.

Spendo 7 pesos per un’ora di internet, la chiamata e due barrette di cioccolato.

Il tipo su Transalp, nonostante mi avesse invitato oggi a stare da lui una notte o due, mi dice che ha poi deciso di stare al camping in Rio Colorado e che tornerà in città domani.

Lo ringrazio e dopo un pieno e dello shopping alimentare in un Carrefour di città, mi rimetto in marcia in cerca di un posto per dormire.

L’idea é quella di risalire 15 km a nord ed avventurarmi nella Peninsula Valdes, dove lo scenario é meraviglioso e dove le balene, i pinguini ed i leoni marini abbondano alla vista di chi passa.

La balena ovviamente é presente solo in uno specifico periodo dell’anno.

Che non é adesso.

 

 

 

 

L’ingresso del parco nazionale é a 45 km est dalla Ruta 3.

Ingresso = 50 pesos.

Non é che fate sconti per giornalisti, visto che non é nemmeno il periodo della balena? – ci provo con questa domanda, ma il ragazzo dice che non si può.

argentina0401 Medito sul da fare e decido di non investire 50 pesos per contribuire alla privatizzazione della terra cui tutti dovremmo avere accesso liberamente.

Ritorno sui miei passi, mirando alla ruta 3 e, a metà strada, fra un Lama che salta al mio fianco ed uno di quegli animali grigi che diventano sferici quando li tocchi, trovo in un campo un altro spiazzo in cui accamparmi.

La moto non sta sul cavalletto perché la sabbia tenera lo fa sprofondare.

Il vento spegne la fiamma del mio fornello ed entra nei miei occhi e nell’abitacolo della tenda.

Ma questa scomodità pratica in realtà é il fulcro su cui si basa l’entusiasmo che un viaggiatore ritrova nella routine imprevedibile del suo stesso viaggio.

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