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Giappone: Alle 23 l`internet point chiudeva…
Photo Credit To Gionata Nencini 2006

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NOTA: questo articolo è stato riesumato da un archivio web nel Luglio 2015 e postato rispettando la data originale in cui è stato scritto la prima volta. Testo trascritto senza alcuna correzione

E mentre fissavo lo schermo che scorreva dati a profusione, la timida e gentilissima commessa mi si avvicina e sussurra mortificata.

I`m sorry Sir… We`re gonna close our office.

Ouch!

E quindi dispiaciuto ma sadicamente divertito (perche` tanto lo so che vi siete rosi il fegato ad aspettare invano AHAHAHAHHAH), me ne sono tornato a casa. Ho cenato a mezzanotte e tra rigovernare i piatti ecc sono andato a dormire alle 1:30. Fatto strano, esco dalla stazione ovest di iSHIBASHI che da quel mercato del pesce e carni fresche e cammino assorto nei pensieri lungo la strada che mi porta a casa. Le luci sono spente e i viottoli insidiosi tipici di questa urbanistica sono appena illuminati dai lampioni.

Svolto un angolo e noto un ragazzo giovanissimo che dorme sul pavimento. Tiene in mano un lucchetto a molla per le bici, le chiavi inserite nella serratura.

Are you ok?

Non risponde.

Are you ok?!

Apre gli occhi, risponde di si con un cenno del capo poi si affloscia sul cemento di nuovo. Mi chino su di lui. Ha bevuto. Ma e`giovanissimo. Tipo 18 anni. Passano decine e decine di giapponesi attorno a lui che lo guardano, mi guardano. Poi continuano nel loro cammino. Mi inginocchio vicino alla sua faccia. Lo aiuto ad alzarsi prendendolo da sotto le braccia. Profuma di sapone come quasi tutti i giapponesi.

Se solo si reggesse in piedi e non avessi tutte queste porse con me con dentro i contenitori di plastica con cui ho portato la tipica pasta all`arrabbiata ai miei colleghi di lavoro, lo aiuterei a camminare. Si sente imbarazzato. Uno straniero come me non dovrebbe farsi un`idea cosi` misera di un giapponese. O almeno lui crede ch`io me la stia facendo vedendolo in difficolta`.

Passano nuovi giapponesi che non sono minimamente sfiorati dall`idea di contribuire, magari comunicando in giapponese qualcosa che aiuti il ragazzo a dire di cosa ha bisogno.

Appena lo sollevo lo appoggio con le mani a quella che sembra essere la sua bici.

Faccio due passi, penso di aver fatto il possibile.

Ma mi blocco e mi volto ad osservarlo. Quasi come fosse una cosa mia.

Si aiuta con la bici come avesse un terzo braccio ed una terza gamba con cui rimanere in equilibrio. Capo chino, occhi schiusi a forza e gambe fragili.

Passa un altro giapponese vestito di punto con giacca e cravatta come me. Mi guarda con complicita` come ad alludere che “noi” non ci sporchiamo le mani con “loro”. Appena mi supera e mi rimane alle spalle il ragazzo crolla terra rovinosamente appoggiandosi sul telaio spigoloso e gelido della sua bici.

Abbandono le borse, mi avvicino e lo tiro su premendoglin la pancia. So che vomitera`.

Conosco poco giapponese quindi mixxo un po di termini con l`inglese.

Too much Sake, ne?

Mi risponde con un prima conato abbondante.

Il secondo e` prorompente. I suoi schizzi macchino i miei pantaloni da borghese.

Lo incoraggio a continuare ma non so come dire “sputa” o “tossisci” in giapponese. In inglese non capirebbe.

Appena finito lo faccio sedere sul pavimento, adagio. Dove possa smaltire il tutto e cerco un rimedio. Per puro caso c`e`un rubinetto con una saponetta dietro a me, appartiene ad un piccolo negozio che e`chiuso da ore.

Riempio il contenitore per la pasta e lo faccio bere sorreggiendogli la fronte. Lui beve e sputa, fa dei gargarismi e piano piano si riprende.

Noto un certo stupore nel capire che una volta lucido e`uno straniero che lo sta aiutando. Ma non e`per le mie origini che nasce il suo stupore. Nasce dal fatto di essere semplicemente stato aiutato.

Quando ho cheisto qui dicono che per un giapponese puoi anche morire se ti senti male cosi`. Se mi baso sulle decine di persone che hanno visto ed evitato di dare un aiuto penso sia vero. Se invece mi faccio umile e diffidente credo sia un caso. Gli lavo le mani con il sapone e lo invito a lavarsi il viso. Svuoto il contenitore sulla chiazza di vomito per scacciare l`acre odore che lo disturba e gli ripeto:

Too much sake,ne?

Sorride.

Sa dire solo birra in inglese e cosi` capisco che ha bevuto birra fin quasi al coma etilico. Sedeva stravolto ma cosciente quando l`ho salutato. Mi ha chiesto il mio nome.

John teacher, gli ho risposto.

Deformazione professionale.

Con tutti quei bambini che saltano, gridano e sorridono tutto il giorno, non e` facile dimenticare le cose che uno ripete fino all`esaurimento.

Torno a casa con qualcosa da raccontare.

Ed eccomi qui.

Credo che adesso possiate controllare il sito.

Buona visione!!!!

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