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19 Marzo 2013

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gionata nencini, partireper.it, honda transalp, tijuana

Suona la mia sveglia, suona quella di Barbara, io non ho dormito un cazzo e quando le ragazze sono docciate e vestite mi vado a svegliare sotto la doccia per poi ritrovarmi al ristorante con loro ed offrie una colazione a tutti.

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, tijuanaAnche Barbara e sua madre vanno verso gli States e passeranno da Tecate che sembra essere più tranquilla e meno trafficata di Tijuana. Dopo esserci abbracciati e salutati ci diamo appuntamento in Canada, casomai coincidessimo con i tempi. Poi io avvio la mia moto, loro la loro vecchia e affidabilissima Suzuki con dentro un sacco di roba e ci salutiamo lì.

Arrivo a Ensenada in men che non si dica ed entro in un centro Honda moto per chiedere indicazioni. Ieri ho messo il tracking number sul sito di dhl e diceva che il pacco era arrivato da 4 giorni ma c’erano problemi con l’indirizzo. Dopo averlo comunico a Miguel spero proprio che il suo amico abbia risolto il problema e ricevuto il pacco prima del mio arrivo, ma non ci spero tanto. Del resto a me ste cose vanno sempre male per cui ci sarà sicuramente da aspettare un giorno e lottare con DHL. Il negozio Honda mi stampa una mappa e mi dice che sono a due isolate dalla via dove vive l’amico di Miguel. Arrivo in meno di 5 minuti, il cane dietro al cancello mi vuole già sbranare e non ci sono campanelli sulla porta.

Ma porco cazzo!

Poi passa una signora a cui chiedo se sono nella via giusta e mi dice che no, che è la via parallela. La casa a cui arrivo è ancora più grande, non ci sono cani feroci ed il campanello funziona subito. Mi aprono ed esce un signore di 65 anni con in mano una busta gialla DHL.

Non ci posso credere!? E’ già qui!!!

Per cui entro felice come un fringuello, ringrazio, stringo mani, mi presento, scarto il pacco, vedo la mia foto su una patente internazionale nuova poi ansioso di percorrere gli ultimi 120 km fino agli Stati Uniti, schizzo via.

Oggi entro!!!

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, tijuanaHo il cuore in gola ed ho anche quasi gli urti di vomito, che trattengo dal mattino fin dopo la colazione, quasi come se ad aspettarmi alla frontiera ci fosse il mostro finale o un esame di maturità per il quale ho studiamo a metà. Per evitare beghe mi fermo sull’autostrada lungo il mare, piscio e riparo con un tocco di ingegno il lampeggiante posteriore della freccia che si era rotto. Controllo la moto e sembra ok tranne che per la gomma posteriore che già mostra la maglia metallica dell’anima del pneumatico segno che in San Diego dovrò comprare un treno nuovo.

Ma intanto la parte difficile è entrarci a San Diego.

Arrivo a Tijuana in men che non si dica, la strada principale che porta alla frontiera è sotto manutenzione e le deviazioni mi portano in un raccordo pieno di rampe che entrano ed escono, una fla immensa di auto e delle frecce confuse che mandano da tutte le parti. Giro dove non devo e accorcio la strada e mi ritrovo dentro la fila di auto ferme che avanzano verso quella che sembra la dogana. Mi faccio strada e quando sono davanti a pochi metri dagli ufficiali mi rendo conto che non sono alla dogana messicana bensì a quella americana. Pensando di aver distrattamente saltato a piè pari la dogana messicana in quel intreccio di strade poco più indietro, scendo di moto e con un passo affrettato (ero in fila non potevo far aspettare troppo quello dietro) mi dirigo rapido verso un ufficiale americano che allarmandosi del mio passo mette una mano sul fodero della sua pistola e con l’altra, a palmo aperto, mi dice di fermarmi dove sono

Alt! Lei è già abbastanza vicino

Ok – e sulla faccia mi si apre una delusione disarmante, perchè mi sento trattato come un delinquente cazzo

Che desidera?

Mi sono un po’ perso, cerco la dogana messicana per il timbro sul passaporto, dove è?

Non ce l’abbiamo qui, si entra e si esce da questo gate e basta

Per cui rimango in fila, assai smarrito perchè ho un timbro in meno sul passaporto e non ho ancora richiesto i 200 dollari di cauzione per la moto che la dogana Messicana mi renderà all’uscire dal paese. Se non timbro non sanno che sono uscito e se non esco non mi rendono i soldi. Mentre mi pugnalo il cervello con ste seghe mentali del tipo “ora entro negli US e poi non posso più uscire” e se esco poi mi annullano il visto per gli usa” e se non esco perdo 200 dollari” “cazzo faccio ora?”

Poi è il mio turno e maschero tutta la mia perplessità conversando con il poliziotto nella forma più amabile del mondo. Lui mi controlla il passaporto, guarda la moto e mi da un fogliettino giallo con il quale recarmi in un’area di controllo poco più avanti. Lì vengo fatto fermare, mi fanno togliere tutto dalla moto e mi dicono di aspettare. Intanto adesso continuo a pensare al problema della dogana messicana ed ho anche la sensazione che mi stiano facendo aspettare un sacco.

Mi avranno visto?

Che faccio mi faccio avanti?

Mi guardo attorno ma non mi caga nessuno. Ci sono poliziotti accanto a me di spalle che non fanno niente ed io voglio solo entrare cazzo. Per cui mi avvicino lentamente alle spalle dei poliziotti ma una collega che ci sta davanti i vede e richiama l’attenzione dei due agenti come se cecassi quasi di rubare loro la pistola e ammazzarli.

Stia dove le hanno detto di stare!

Si si ok, volevo solo sapere cosa fare adesso.

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, tijuanaPassa un poliziotto che senza il ben che minimo interesse mi dice di seguirlo, mi porta dentro un ufficio e mi dice di sedermi. Poi dice all’ufficiale dietro alla scrivania di farmi uno di quei permessi per gli europei, ma il tipo, quando il poliziotto che mi ha scortato lì se ne va, sparisce fuori e mi lascia solo. Passano 10 minuti, poi 20 ed io sono incazzato nero. Sono di un arrogante, maleducati e disorganizzati che mi verrebbe voglia di fare un macello, ma se mi azzardo mi scordo gli States, Canada e Alaska.

Ho la faccia rossa dalla rabbia. Entrano ed escono ufficiali che manco mi guardano, poi arrivano due poliziotte dietro la stessa scrivania che manco mi chiedono cosa aspetto, semplicemente si mettono lì a scrivere una relazione su le interazioni criminali su facebook!

Alche mi alzo e comincio a gironzolare, leggo i poster, prendo le brochure disponibili, leggo tutto! Trovo una pagina che dice che posso importare la moto per 12 mesi dal giorno di ingresso per cui mi tranquillizzo ed a quel punto una poliziotta mi chiama a se e mi fa fare tutti i foglietti. Non mi chiedono niente della moto. Ne libretto, ne patente, ne carnet, ne assicurazione. Non gliene può fregare di meno. Invece fanno il terzo grado a me, dove vivo, dove vivevo, dove vado, perchè e bla bla bla e alla fine viene fuori che se non avessi avuto il visto che ho pagato 200 NZD in Auckland nel 2008, non potrei nemmeno entrare negli US.

Non capisco – dico io

Lei è italiano ma se entra via terra dal Messico non posso riconoscerle il passaporto italiano a meno che non viva in Messico

MA TU SEI TUTTA SCEMA NEL CERVELLO PIEDI PIATTI DI MERDA – penso… pero dico – ah! meno male l’ho fatto quel visto allora

Pago 6 dollari per l’ingresso, torno alla moto, metto tutto dentro, mi fanno entrare e sono finalmente dentro agli US, ma non sono contento. Io 200 USD ai messicani non glieli regalo per cui faccio inversione e torno in Messico dove vado spudoratamente a cercarmi la doganiera messicana più giovane per fare il cascamorto finché non le tiro fuori tutte le informazioni di cui ho bisogno.

Ah si, i soldi della moto. Guarda devi andare all’altra dogana a 15 km da qui, vicino all’aeroporto e lì c’è l’ufficio che cerchi, con la dogana, immigrazione e la banca che ti controlla la moto e ti rimborsa.

Ah meno male, certo che potevate dirmelo prima cazzo (si nota la differenza fra quello che posso dire alla dogana messicana con quella degli US?)

Con un giramento di palle causato dalla dogana statunitense ma che posso sfogare solo sui Messicani, entro a mille in Messico, sfreccio fra le vie, passo con il rosso e arrivo all’aeroporto, entro faccio la fila, timbro il passaporto e mi danno l’ok per il rimborso che avverrà sulla carta di credito. Ora però devo rientrare negli stati uniti, ma vado a farlo da un’altra dogana, poco distante. Il procedimento è uguale, mi fermano al casello, mi controllano il passaporto ma quando il tipo riempio il fogliettino giallo gli spiego che sono dovuto uscire per il problema con il timbro sul passaporto. Il tipo miracolosamente mi crede, ma mi chiede di aprire il serbatoio della moto, ci guarda dentro con una torcia emi lascia andare.

E sono dentro a casco aperto che contento come una pasqua grido e rido e gioisco. Adesso però devo andare in cerca della casa di John. Lui è un CS che ho conosciuto 7 anni fa in Sud Corea. Siamo rimasti buoni amici e dopo tanto viaggiare lui è tornato nella sua madre patria dove sta studiando per una seconda laurea. Grazie a Starbucks ho internet gratis e dopo aver contattato ci riabbracciamo e passiamo una serata a casa ridendo delle cose del passato e poi buttandoci in una piscina riscaldata con birra alla mano e aggiornandoci sulle reciproche vite.

Ed i quartieri sono come si vedono in tv e la sensazione di sicurezza è tale che quasi non ci credo.

Non sono più abituato a tutto sto benessere, quasi non mi va giù!

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