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26 Maggio 2009

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Viaggiare vuol dire incontrare persone nuove e fermarmi. Viaggiare significa ripartire e portarsi con se parte dei cuori di chi ti accoglie fra le sue braccia.

Ieri è stato un giorno estenuante. Con programma chiaro di partire da Santiago alle 9 del mattino per raggiungere Adriano in Mendoza, mi accorgo che la ruota posteriore è a terra di nuovo.

Come è possibile che in 4 anni ho forato 9 volte ed in Santiago ho forate 3?

Comunque sia, questa è la mattina in cui parto ed Elena piange. Piange perché mi vuole bene, perché è felice del nostro ricordo e perché già le manco. E’ felice perché ha vissuto ed io sono felice che le sue lacrime racchiudano il significato di tutte le settimane passate con lei e la sua famiglia.

Mi chiedono come faccio a fare il nomade e non dispiacermi della ripartenza.

Io persona che la ripartenza non abbia niente a che vedere con il dispiacere che si prova a salutare le persone per tanto tempo. E credo anche che sia meglio piangere per la commozione, che piangere per la frustrazione di non aver mai vissuto l’amore o la vicinanza di qualcuno che ti capisce.

C’è differenza fra piangere per quello che non si ha e piangere per quello che non si  ha più. E non sono convinto che, fra le due, la seconda sia spiacevole.

Così Elena piange e mi dice di prendermi cura di me, di stare attento e lo dice premendo la sua faccia sul mio petto, mentre la stringo forte davanti al portone di casa.

Ingrano la prima e mi metto in marcia verso gli uffici Honda Cile. Ho alcune cose da far presente a chi mi è stato più di aiuto ed ho anche una nota scritta in giapponese per il presidente, in cui mi congratulo per il buon lavoro di alcuni e per il pessimo operato di qualcun’altro.

Se parto da Santiago dopo 2 mesi, con i passi andini chiusi per neve e la moto con dei pezzi di ricambio mancanti, è solo colpa di una persona che lavora senza preoccuparsi di chi finanzia le relazioni come quella che si è instaurata fra me ed Honda Cile.

Così visito Sergio, Claudia ed il presidente Atsushi. Ho negli occhi ancora il risentimento per la persona che mi ha causato più problemi ed i dirigenti Honda se ne accorgono. Mi cercano negli occhi la risposta alla stessa domanda

Ma che c’è che non va?

La mia risposta è “Grazie per il vostro aiuto, mi rimetto in viaggio”.

Scelgo le strade provinciali e sterrato invece dell’autostrada. Invece delle tipiche 6 ore totali fra Santiago e Mendoza, ce ne metto 8.

Quando arrivo in cima al passo, sto morendo di freddo. C’è neve e vento da per tutto, ma sono elettrizzato, perché finalmente sono solo in moto e sono solo nelle rute principali. I moto turisti che affollavano le dogane, i benzinai e le strade più gettonate del sud America, sono tutti a casa a guardarsi le foto della vacanza estiva fatta in moto. Io sono ancora qui che viaggio!

Cala la notte e sfortunatamente anche la pioggia.

Sto crepando di freddo, ma resisto più che posso, fra i passi umidi e totalmente bui del passo de Los Andes, che si inerpicano in cima ed alla base della Cordillera. Non vedo un accidente con la visiera riflettente e se la tiro su, la pioggia mi punge la faccia e gli occhi come fossero spilli.

Guido con una mano sola, con il casco appoggiato sulla borsa serbatoio ed il guanto dell’altra mano che mi ripara dalla pioggia e apre un varco fra le dita attraverso il quale tengo la vista ben incollata sulla linea bianca della carreggiata.

100 km/h. Ho freddo. Ho fame. Ho ancora gli antibiotici in corpo e così il tempo passa ed io non vedo l’ora d’arrivare.

Quando arrivo a Mendoza (bruttissima), mi fermo per un caffè in una stazione di servizio. Chiedo l’accesso al telefono pubblico alla cassiera, che carina e felina mi sorride.

Ma in che parte di Mendoza siamo?

La via è bla bla bla…

Me la scivi su un foglio, che la dico al mio amico Adriano’

Ok, ecco fatto

Aggiungi il tuo numero di telefono, dai…

Davvero?

Certo!

Eccolo

Si chiama Liz, e la fisso dal vetro della cabina di telefono. Adriano mi risponde subito e mi dice che viene a prendermi alla stazione. Non ho idea di che ora sia, ma quando lo abbraccio mi sento arrivato. Appare proprio come lo vedevo nelle foto del Facebook.

Se sono qui è perché il mio video Cool Vid Motorcycle 2007 è il primo risultato su Google se cerchi “transalp”. Lui l’ha visto e, da buon fanatico di Transalp e membro di un gruppo di Transalperos, mi invita a visitarlo e conoscere gli altri motociclisti.

Raggiungiamo la casa che è piena di cani che scodinzolano e regalano affetto e benvenuto. La tavola è imbandita, io sono esausto ma ricevo un enorme accoglienza da tutti i familiari.

Il cibo è casero ed ottimo e la mia stanza è al piano di sopra.

Doccia, scambio di parole con i familiari ed Adriano e per domani abbiamo già un programma!

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