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Manutenzione Honda gionaTA 1/5

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E’ tempo di ripartire e, con 5 giorni di anticipo, mi metto di buona lena seduto davanti alla moto, sotto l’ombra, con una bottiglia d’acqua a disposizione e gli attrezzi di Steve.

Ho in mano un foglietto dove ho scritto le cose da riparare che, secondo me, hanno priorità sulle altre.

Eccole qui:

  • addiririzzare la ruota anteriore
  • ingrassare la moto
  • pulire il faro
  • creare una plastica protettiva per il faro
  • riparare i cablaggi del clacson
  • addirizzare il telaietto del faro
  • tappare il radiatore
  • riempirlo di liquido refrigerante
  • togliere il termostato
  • riparare la plastica del paramani ufo
  • pulire e controllare il freno posteriore
  • rimettere uno spessore nella staffa dell’attacco givi
  • far saldare il wingrack andato frantumato nell’incidente
  • chiudere il foro nello stivale destro con il ducktape
  • lavare la moto
  • riparare le borse givi ricucendole con filo di ferro
  • controllare la batteria ed il livello
  • gioco valvole
  • gommotto cavalletto
  • improvvisare una riparazione alle carene
  • pulizia e revisione catena corona pignone
  • cambio olio motore
  • cambio filtro olio
  • pulizia filtro aria
  • cambio candele
  • verniciatura marmitta

Ho a disposizione il tempo, ma devo anche sbrigarmela in maniera pratica, senza perdere troppo tempo nelle riparazione di parti che saranno presto sostituite quando riceverò i raicambi offerti dai lettori (vedi https://www.partireper.it/2009/10/20/lista-ricambi-usati-honda-transalp/).

Così questo è il giorno numero uno e dalla lista inizio dalla parte più importante: IL RADIATORE.

Il radiatore e la ventola avevano cantato il loro ultimo grido durante la mia folle traversata del passo San Francisco, fra Cile e Argentina, dove in inverno mi ero andato ad arrampicare nella neve con le Anakee sopra il vulcano più alto del mondo: L’Ojo del Salar (6800 mt). Fuggendo alla neve ed al gelo (-40 di notte) ero caduto gravemente ed avevo distrutto le carene e la parte destra si era piegata.

https://www.partireper.it/2009/06/15/14-giugno-2009/

Conseguenze?

Il radiatore piegato e la ventola bloccata. Avevo anche visto il liquido refrigeranete tutto sparso sulla neve e così avevo dato per scontato ci fosse una perdita o un foro nel radiatore.

Così ho seguito fino ad arrivare alle temperature tropicali della Bolivia e il termometro sul quadro strumenti, mi diceva che il motore girava sempre ad altissime temperature.

Smonto il tutto e noto quanto sia piegato il telaietto della ventola ed anche il radiatore. I tubi sono intatti ed il liquido refrigeranete è ancora dentro, ma ne manca un mezzo litro. Qui non lo vendono e così lo scolo in una bottiglie per riutilizzarlo e magari allungarlo con acqua.

Smonto il termostato per lasciare che il motore giri fresco soprattutto in climi tropicali come questi. Mi aspettano 4000 km fino in Brasile e non ho la strumentazione che mi dica a che temperatura gira il motore. Devo quindi assicurarmi che giri sempre fresco.

Addirizzo il telaietto della ventola con delle pinze, martello e tanaglie e la rimonto per una prova. Collego la batteria ai contatti della ventola e noto che, nonostante gli anni di viaggio ed i mesi di inattività, non si è bruciata e funziona come nuova.

Estendo il cavo collegato al trasduttore del radiatore (andato frantumato nella caduta a 6800 mt) e lo fisso ad uno switch ON / OFF che ho comprato per 2 euro in città. Lo attiverò manualmente quando sento che il motore si surriscalda. Dovrebbe funzionare.

Il giorno segue lento ed ho già la moto nuda e cruda, con le varie cose da riparare da una parte, le cose a metà ed i lavori finiti.

Il radiatore e la ventola sono il primo di questi. Seguono il termostato che estraggo e mi riporta indietro nel tempo, quando in Australia quello vecchio si era rotto.

Segue il carburatore, il filtro aria, il filtro olio, il cambio olio e le candele.

Noto con un dolore pazzesco che nel condotto aria c’è del fango, dovuto alle polveri fini dei sentieri sassosi che assorbono l’umidità e trapassano il filtro d’aria fatto a mano in Calama, Cile.

Stacco il carburatore e lo immergo nella benzina e lo lascio li per un po`a sgrassarsi. Pulisco le membrane e gli spilli e pulisco anche il dotto dell’aria e la scatola dell’airbox.

Faccio tutto con un pennello e delle benzina ed asciugo con un panno pulito.

Lavo il filtro dell’aria con la benzina, lo lascio seccare e lo reinstallo quando l’ho ingrassato bene con l’olio spray per filtri d’aria che ho comprato in Calama mesi fa.

Scolo l’olio motore che è nero e sembra essere in pessime condizioni.

Lo cambio con olio nuovo e monto anche il filtro olio di scorta che mi portavo dietro dall’Argentina.

Monto due candele nuove e mi rendo conto che adesso che adesso che ho perduto i miei attrezzi per la moto non ho la chiave per candele che mi aveva regalato Max di Motato.it, che era perfetta per raggiungere le due candele in profondità.

I lavori continuano ed il carburatore posa più volte nell’angolo delle cose da fare. Una pennellata in più nel grasso e nel fango indurito adesso più facile da pulire. Apro le calotte e cerco di registrare le valvole. Non l’ho saputo fare la prima volta, credo sia meglio chiedere a Steve.

Così, come facemmo 5 anni fa io e Max a Milano, adesso ho Steve che mi insegna a registrare le valvole. Imparo e sono felice perchè in un viaggio come il mio, apprendere come mantenere la moto così nello specifico, è qualcosa che mi da una sicurezza che prima non avevo.

Ho spesso lasciato tutto nelle mani dell’affidabilità Honda e, anche se non mi ha mai tradito, ho sempre vissuto la moto in maniera distaccata ed indifferente.

Forse oggi, mi sento più vicino a questo pezzo d’antiquariato a due ruote di quanto non lo fossi nei mesi in Russia.

Non abbiamo luce elettrica e così, quando cala il sole, devo mettere tutto via e continuare il giorno dopo.

In ogni caso di seguito ci sono le foto ed alcuni video.

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