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17 Dicembre 2007

17 Dicembre 2007

E’ lunedì e tutti si preparano per andare a lavoro. Sono sveglio dalle 7, ma Andrea é ancora a letto perché lavora nel tardo pomeriggio.

 

Mi sdraio per un attimo sul suo divano e mi risveglio due ore dopo, quando lui é già pronto per uscire.

Sono preparato sta volta e gli propongo di andare a fare un giro. L’allergia mi destabilizza più di un calcio in bocca, ma uscire è l’unico modo per togliermi da quello stato di vegetazione.

Al supermercato compro delle pasticche per l’allergia.

newzealand196Passeggiare, fare lo scemo, conversare in piedi ed esercitare il tutto in pubblico esorcizzano gli effetti che quel grigiore ha avuto su di me. Reinizio a sorride. Le battute con Andrea mi rivitalizzano e le battute sarcastiche alle ragazze che passano riaccendono in me il buon umore.

Sfrecciamo in auto.

Andrea é veramente un ottimo compagno di discussioni. Ha gusti molto simili ai miei e, se capita, anche molto diversi. E’ un italiano completo ed una persona umile. Senza di lui, la sua pazienza e la sua grande ospitalità, forse sarei ancora a puzzare di sudore davanti al mio pc.

Andiamo in centro, camminiamo. Ci fermiamo a parlare con due ragazze keniote e ci raccontiamo del passato. Lui avvista la name di green peace approdata al porto di Auckland. Ci fermiamo a fare due chiacchiare con la scialuppa e vengo per la prima volta presentato al mondo atroce cui Green Peace cerca di porre fine.

newzealand187 SI parla di giapponese che uccidono migliaia di balene, delfini ed orche al solo scopo alimentare.

Mentono spacciando le loro vittime per cavie scientifiche e poi si mangiano la selvaggina!

Andrea é tutto contento e mi chiede di fargli foto davanti alla nave. Anche io me ne faccio, ma non ne ho al momento qui con me.

Andiamo a versare i miei soldi nel mio conto ed é già ora di tornare a casa.

Lui scappa a lavoro e mi lascia da solo in casa. Adesso devo fare qualcosa che mi tenga fuori casa.

E’ un po’ come il sonno. PIù dormi, più vorresti dormire. E adesso che sono stato tutto il giorno fuori, non mi va di stare in casa. Oltretutto il mio raffreddore é andato ed una passeggaita mi farà bene.

Mi incammino sulla costa su cui Milford si affaccia. Rimango schokkato!!!

E’ bellissima. Immensa e grigia. Il vento soffia forte e cani bagnati si inseguono sulla bachina, mentre i padroni camminano a braccetto della compagna.

Cammino e cammino e cammino. A volte, come saprete, é meglio viaggiare piuttosto che arrivare. A che serve infondo avere sempre una meta. La meta, spesso, é la fine di tutta quella magica esperienza chiamata viaggio.

Per cui cammino. Mi prende uno stato di malinconia e solitudine, ma é contemplata da quella parte di razionalità che mi dice che, anche se mi sento così, non é necessariamente detto che io mi creda solo o in mancanza di qualcosa.

E’ che a volte, é bello sentirsi soli. Sentirsi vittime del tempo e di se stessi. Sentirsi innamorati.

E’ come se la mente offrisse a piccole dosi quelle sensazioni che non si provano da tempo e che ci ricordano momenti chiave della vita.

Cammino sulla sabbia, poi sulla roccia. Ci sono case costruite sulla spiaggia che devono costare milioni di dollari. Annuso l’aria, mentre il grigiore si fa notte e scovo luce provenire dalle finestre delle abitazioni.

Ogni tanto incontro donne attraenti camminare dietro ad un cagnolino. Ci scambiamo gli sguardi. Sorridiamo. E forse anche loro, dopo quello sguardo, fantasticano chiedendosi che futuro nascerebbe se ci fosse destinato un futuro come coppia.

Io, nella mia fantasia, sposo o faccio l’amore con 1000 donne ogni giorno. E sono scene così romantiche che quasi non mi appartengono. Ma di fatto sono mie. Emergono da quel lato vulnerabile di me che non concedo a nessuna donna.

Quando é notte penso di tornare inentro, ma mi spingo ancora avanti giocando un nuovo gioco. Fare scelte diverse da quelle che la volontà mi dice.

Penso "ora torno a casa" e invece continuo.

Penso "dovrei camminare sulla roccia" e mi spingo sulla sabbia.

Penso " dovrei accelerare" e così rallento.

Ad un certo punto mi immobilizzo. Vedo una cosa insolita.

La spiaggia, ormai ridotta ad un manto di scogli a fior d’acqua, offre un percorso di cemento scuro che separa il mare dai girdini delle abitazioni. Gli spazi più stretti vengono raggirati con piccoli punti di legno che salgono ripiti con gradici umidi che profumano di albero.

Il ponte su cui mi fermo, nascosto sotto ad un albero rigoglioso che sporge dal giardino di una casa, si trova davanti ad una casa attraversa la vetrata della quale vedo un uomo ed una bimba.

La casa in cui abitano ha un caldo salotto che guarda il mare attraverso una parete appannata fatta interamente di vetro trasparente.

Una luce calda esce dal salotto e le sagome nitide e così vicine della coppia mi incantano, per minuti. E’ come spiarli senza alcun minimo senzo di imbarazzo. E mentre li osservo, noto che il nonno siede sul divano accostato accanto ad un tavolino da salotto.

Lui tiene fra le mani un libro che mostra alla nipote. Lei veste con un pigiama rosa e siede in ginocchio sul tavolino, mentre alle sue spalle un gatto persiano bianco, osserva curioso il tutto.

Cammino lento, gustandomi quell’attimo privato di consueta quotidianità e cerco di immaginare le parole del nonno, come fossero le parole del mio. Il pigiama della babina ha l’odore di mia sorella Sara ed il gatto persiano mi guarda come fa Trottolino.

Immagino il sussorro del mare che, oltre la finestra del salotto, si perpetua come una magica e famialiare canzone nelle orecchie di tutti noi. E dalla nostra casa, sotto quella luce e dentro a quel salotto, il tempo passa mentre le mille onde cambiano il loro corso milioni di altre volte senza eguagliarsi mai…..

La passeggiata di cemento termina e così anche la luce del giorno che é finito.

Torno sui miei passi a notte fonda e rischio di cadere dentro l’acqua fonda di un canale quando cammino sul bordo di una diga che accorgia la mia via di ritorno di un paio di chilometri.

Quando sono a casa sono sudato fradicio. Alleggerito nel cuore e nella mente. Faccio una doccia e, dopo un pasto, parlo con Andrea finché non decidiamo di andare a letto e rivederci la mattina dopo.

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