Attitudine giusta e sbagliata

Abbiamo già parlato del giusto atteggiamento mentale come requisito fondamentale per la buona riuscita di un viaggio. Che tu sia partito spinto dalla curiosità o dal desiderio di avventura e di scoperta, che tu voglia prenderti una pausa dalla frenesia lavorativa o concederti un’esperienza diversa dall’ordinario, ricorda che il viaggio è un’occasione di vita unica che avrà molto da insegnarti, nel bene e nel male. Il solo fatto che tu sia in viaggio dovrebbe essere per te motivo di gratitudine, e perciò sii disposto ad accettare tutto ciò che ne deriverà.

Siberia 2005. In Russia venivo fermato ad ogni posto di controllo e sottoposto anche a sei controlli al giorno. Essere disponibili e amichevoli verso le innumerevoli richieste fotografiche degli agenti è fondamentale!

Lascia a casa ogni sorta di pessimismo o di commiserazione. Sii sobrio, leggero e rispettoso nel modo di porti al mondo. Sarai lontano da casa, dalle tue certezze quotidiane e dall’appoggio delle persone a te più care (familiari o amici), perciò sii umile, flessibile e comprensivo.

Rispetta il codice della strada e guida con prudenza in ogni momento; sii attento alla segnaletica e lungimirante verso le possibili mancanze di altri conducenti alla guida del loro veicolo.

Sii vigile anche per quanto riguarda le situazioni di vita quotidiana che implicano un contatto con le altre persone. Fatti rispettare, ma sempre avendo rispetto dell’altro. Non provocare né sfidare. Lo sguardo, il tono di voce, la gestualità comunicano molto del tuo stato d’animo.

Sii cauto nel fidarti, ma ricordati che al mondo ci sono più persone buone che cattive. Usa l’istinto e fatti guidare dal cuore (può sembrare strano, ma funziona sempre).

Sii consapevole che incontrerai problemi, più o meno semplici da risolvere, e che in ogni caso sarà il tuo atteggiamento mentale a fare la differenza. Sappi che fa parte del gioco avere l’imprevisto peggiore nel momento peggiore, ma non pensarci non ti aiuterà a evitarlo, perciò è meglio che tu parta con l’animo preparato.

Accogli nel tuo viaggio anche tutte quelle esperienze che prescindono dal guidare la moto. La moto è il tuo strumento di viaggio, non lo scopo finale. L’apertura mentale verso nuove esperienze accrescerà il tuo bagaglio culturale.

Furti e assalti

La maggior parte dei furti avviene nelle zone più popolate e turistiche, dove il tasso di criminalità è maggiore e i malavitosi sanno che possono approfittare delle distrazioni della gente. Un atteggiamento vigile e qualche semplice precauzione limiteranno il rischio di essere derubato. Primo: se sosti da qualche parte, fai in modo che la moto sia sempre in vista. Se, ad esempio, ti fermerai a pranzare in una tavola calda, fai in modo di poter scorgere il tuo mezzo dal posto dove ti siederai mentre mangi.

Non so esattamente cosa avessero scritto le ragazze, so solo che i loro amichetti ingelositi per poco non mi spaccavano di botte. Trovo ancora più incredibile ricordare come sia stato un cetriolo a salvarmi la vita!

Secondo: evita di lasciare qualsiasi oggetto incustodito, tantomeno le borse aperte, anche se per pochi attimi. È sufficiente il tempo di andare a pagare il pieno di benzina per vedersi sottratto un oggetto legato sul manubrio della moto.

Terzo: diffida dai contatti troppo ravvicinati con persone sconosciute, quando il loro atteggiamento ti sembra anomalo.

Un giorno, mentre mi trovavo in Turchia e stavo sistemando la moto, mi si avvicinò un ragazzo con la scusa di vendermi alcune stoffe. Teneva in mano un pezzo di cartone su cui aveva disteso un esempio dei suoi prodotti, lo teneva parallelo al terreno, e lo interpose tra me e lui, all’altezza del nostro addome. Mi accorsi subito che al di sotto del cartone stava cercando, con la mano libera, di aprire la cerniera del mio marsupio, che ora era per l’appunto nascosto dal pezzo di cartone. Lo allontanai prima che potesse infilarvi la mano dentro.

Quarto: ricordati che la tua reazione è determinante per smorzare una situazione di potenziale pericolo. Mantieni sempre la calma e il sangue freddo, sii rispettoso degli altri e utilizza l’autoironia per cercare di far desistere i tuoi assalitori dalle loro intenzioni.

Una volta, mentre mi trovavo in Russia, seduto a pranzare in un caffè sulla strada, cominciai a socializzare con un gruppetto di ragazze che sedevano al tavolo di fianco al mio. All’improvviso, quattro ragazzi che sedevano poco lontano da noi, e che stavano a loro volta cercando di attirare la loro attenzione, vennero verso di me con fare minaccioso e mi accerchiarono; uno di loro, che era probabilmente il “capo”, cominciò a indispettirmi, sperando di farmi innervosire e di scatenare una rissa. Io riuscii a mantenere la calma e usai l’autoironia per dimostrare loro che non ero seriamente intenzionato a infastidire le ragazze (vero motivo della contesa). Afferrai un cetriolo dal mio piatto e finsi di utilizzarlo come telefono, per chiamare una delle ragazze. Gli amici del “capo” scoppiarono a ridere e così la tensione scemò e la rissa fu evitata.

Quinto: entra in contatto con le persone del luogo, che potranno segnalarti le zone più a rischio. Non dimenticare, però, che a volte loro stesse potrebbero essere vittime di pregiudizi infondati. Pur essendo del posto, è probabile che non siano mai stati nella zona in cui ti suggeriscono di non andare, ma che ti mettano in guarda sulla base di un “sentito dire” comune. Se però vedrai che più persone confermeranno la pericolosità di un determinato luogo, allora prendi per buona l’informazione. Se proprio devi recarti in quel luogo, vacci in punta di piedi.

Armi per l’autodifesa

In commercio esiste di tutto e di più: manganelli, coltellini, strumenti di elettroshock, spray al pepe, machete. Non ho mai usato armi per l’autodifesa, e credo che mai le userò.

A volte ci sentiamo minacciati da persone che non riusciamo a identificare se affidabili o meno, persone che si avvicinano a noi magari solo perché mosse dalla curiosità del nostro essere motoviaggiatori o perché in cerca di un contatto. Ma non è detto che una persona invadente sia per forza pericolosa. E l’estrazione di un’arma di difesa in situazioni del genere potrebbe fungere solo da detonatore per una potenziale rissa. Potresti addirittura passare per aggressore e rischiare di essere detenuto. Se invece qualcuno ti aggredisse per davvero, dubito che avrai il tempo di estrarre la tua arma per difenderti. Obiettivamente, nessuno di noi è Rambo, e in caso di aggressione l’unica cosa su cui dovrai fare affidamento saranno le tue gambe e la rapidità con cui saprai allontanarti dalla minaccia. Niente armi, quindi.

MANUALE DEL MOTOVIAGGIATORE

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Dove mettere i soldi quando si viaggia

Sinceramente non ho mai nascosto i miei soldi in posti strani (per non correre il rischio di dimenticarmi dove li avessi messi!), ma li ho sempre portati addosso. Dapprima, li tenevo tutti nel marsupio che tenevo legato in vita; successivamente, mi dotai di un piccolo borsello impermeabile che posi in una tasca interna della giacca da moto (dalla quale non mi separavo mai).

Il mio consiglio è quello di tenere tutti i soldi in un unico posto, in un indumento che indosserai tutti i giorni. Esistono anche accessori o capi d’abbigliamento studiati per “nascondere” i soldi, come le cinture che nella loro parte interna, hanno una piccola tasca chiusa da una cerniera lampo.

Tangenti ai poliziotti e in dogana

Come recita un famoso adagio, tutto il mondo è paese, e ovunque puoi trovare funzionari onesti e funzionari disonesti. Tuttavia, esistono paesi in cui la corruzione è più diffusa. Di aneddoti personali ne ho parecchi, mi limiterò a raccontarne alcuni.

In Argentina, se commetterai una contravvenzione al codice della strada, ti verrà inflitta una multa molto alta, da pagare subito in qualche ufficio postale, e finché non la pagherai non potrai uscire dal paese (ma qui andrebbe verificata la velocità del loro sistema, e se effettivamente prevedono un sistema di schedatura telematico e aggiornato in tempo reale). Se ti troverai in una zona isolata e cercherai di patteggiare con il poliziotto, l’agente potrebbe proporti il blocco della multa se pagherai subito a lui metà della cifra in contante. A me capitò, per un’infrazione di cui ero colpevole. In questi casi, parlare la lingua del posto può aiutare.

Altre volte, cercheranno di infliggerti multe per infrazioni che non avrai commesso, come mi capitò in Bolivia. Ero nei pressi di La Paz, sull’altopiano a 4.200 metri. Faceva molto freddo, perciò procedevo a velocità moderata. C’erano diversi posti di blocco lungo la strada e a un certo punto venni fermato da uno di questi. L’agente mi disse che aveva ricevuto una telefonata dal posto di blocco prima, dove era stato accertato, tramite una foto scattata dalla pistola laser dell’autovelox, che avevo superato il limite di 80 km/h.

«Può dimostrarmelo? Potrei vedere la foto?», gli chiesi garbatamente, senza mancargli di rispetto.

Quel timbro rettangolare con scritto “USED” viene normalmente impresso in uscita dal paese, ma nel mio caso, come spiegato in questa pagina, me lo sono guadagnato ancora prima di entrare in Laos!

Il poliziotto andò in crisi. Fece una chiamata all’agente del posto di blocco prima (o forse finse di farla) e quando concluse la conversazione, si rivolse a me dicendomi: «Può andare. Effettivamente stava andando a 79 km/h.»

Se riesci a negoziare con l’agente senza innervosirlo, puoi mettere a nudo il suo tentativo di “spillarti” qualche soldo, e farlo desistere.

Solitamente in dogana la corruzione è meno frequente perché i funzionari non sono mai soli, e quello disonesto si troverebbe in difficoltà a chiederti soldi davanti agli altri colleghi. Ma in quelle dogane presidiate da un solo poliziotto, possono comunque verificarsi atti di abuso di potere. Anche questa situazione l’ho sperimentata di persona. Quando giunsi in Laos, il doganiere verificò tutti i miei documenti, mi fece compilare le varie carte, timbrò il passaporto per convalidare il visto e poi mi chiese un dollaro.

«Perché?», chiesi. Era solo un dollaro, ma non ne vedevo il motivo.

«Per gli ingressi dopo le ore 16.30 bisogna pagare un dollaro di supplemento», mi disse.

«Ma sono le 16.22», gli feci notare. Avevo capito che ci stava provando. Lui si inventò un’altra scusa, palesemente senza senso, e quando vide che non riusciva a convincermi e che io mi ostentavo a non pagarlo, minacciò di annullarmi il visto.

«Faccia pure», gli risposi, stavolta con tono di sfida. Non credevo potesse farlo davvero. Invece il doganiere estrasse un altro timbro, che impresse rumorosamente sulla pagine del mio passaporto dove era stato precedentemente applicato il visto: “annullato”.

Presi il mio passaporto e oltrepassai lo stesso la dogana, entrando di fatto in Laos. Ebbi qualche problema all’uscita del paese, quando dovetti spiegare l’accaduto, ma poi tutto si risolse.

2016: entrando a quetta, Pakistan

Attraversamento delle dogane

L’episodio in Laos mi fece comprendere quanto sia importante porsi nel giusto modo di fronte alle autorità. La dogana, più di ogni altro luogo, è il posto in cui ci giochiamo il prosieguo del nostro viaggio. Spesso, potrai trovarvi funzionari annoiati dal loro lavoro e che riverseranno la loro frustrazione sui turisti, prendendone qualcuno di mira e facendolo attendere più del previsto, magari solo per il gusto di rimarcare il loro ruolo e la loro autorità. Altre volte, può subentrare una sorta di attrito tra il viaggiatore e il funzionario di turno, dovuto semplicemente a una questione caratteriale. L’irruenza dei miei primi anni di viaggio, quando ero ancora un giovane poco più che ventenne e carico di energie, non mi permetteva di pormi nel giusto atteggiamento verso i doganieri. Ciò mi causò qualche inconveniente in almeno tre o quattro occasioni. Quando compresi che il problema non era la dogana in sé ma il doganiere, modificai il mio approccio e fu tutto più facile (o almeno limitai tutti quegli scontri che erano dovuti alla verve del mio carattere).

Honduras 2013. Uno dei protocolli di importazione temporanea moto più lenti e costosi del Centro America. Prima regola: farsi amico il signore che ti controlla i documenti.

Capii che sotto la divisa c’è pur sempre una persona, e che l’umanità del doganiere è sempre raggiungibile.

Ecco allora alcuni consigli che vorrei trasmetterti.

Quando entri in frontiera, percepisci la dogana come se fosse la casa del doganiere, ed entraci con rispetto come se stessi entrando nella casa di uno sconosciuto.

Sii accondiscendente verso ogni richiesta o atteggiamento e sii consapevole che spesso incontrerai funzionari molto orgogliosi e pieni di sé, che ti guarderanno dall’alto al basso: sopporta.

Mostrati rispettoso e sorridente, e rispondi alle domande con un tono di voce disponibile. Mantieni la calma anche attraverso la tua gestualità, cercando di smorzare l’atteggiamento autoritario del doganiere.

Non rispondere mai in maniera sarcastica (a volte potresti presentarti davanti al doganiere con giacca da moto e casco in mano, e lui ti chiederà se stai viaggiando in auto. Non lasciarti sfuggire battute pungenti).

Fai passare l’idea che non sei un piantagrane ma mostrati disposto a mettere il doganiere nelle migliori condizioni per svolgere il suo lavoro e i dovuti controlli. Se ti verrà richiesto un documento di cui non sei in possesso, sii smaliziato e utilizza la “faccia di pesce” (vedi capitoletto successivo).

Non consegnare mai nelle mani del doganiere documenti che non ti vengono esplicitamente richiesti. Primo, potresti creargli confusione e allungare i tempi della procedura; secondo, più fogli gli darai, più c’è la possibilità che il doganiere ne dimentichi qualcuno. Spesso, infatti, i funzionari controllano i documenti di più persone allo stesso tempo. Verifica sempre che il passaporto che ti viene restituito sia il tuo e non quello di un altro.
Chiedi sempre, con il dovuto rispetto, di farti porre il timbro d’ingresso nella posizione da te desiderata sulle pagine del passaporto. È un tuo diritto.

Parcheggia la moto in vista e non lasciarvi nulla di incustodito (casco, guanti, GPS, ecc.). Ascolta e osserva cosa succede alle persone in fila davanti a te, per essere preparato a ciò che ti verrà richiesto.

Turkmenistan e l’incubo di cui vado fiero

Da quando viaggio ho attraversato almeno duecento dogane ma, l’esperienza vissuta in Turkmenistan nel 2016 rimarrà sempre nella mia memoria come la dogana più difficile da affrontare. Questa esperienza mi è costata un esaurimento nervoso, ma il lieto fine l’ha resa un aneddoto memorabile che pochi possono raccontare.

Richiesi il visto di transito ma non mi venne mai confermato. Obbligato a proseguire per una serie di visti in scadenza mi presentai alla frontiera senza visto anche se l’ambasciata turkmena mi aveva scoraggiato di farlo, pena la carcerazione. Mesi prima un motoviaggiatore tedesco si era presentato nelle mie stesse condizioni, ed era stato trattenuto nella terra di nessuno fra Turkmenistan e Uzbekistan per tre settimane, dovendo chiedere aiuto all’ambasciata del suo paese e attendere il nulla osta che gli permettesse di tornare indietro.

Con 43°C, senza aver mangiato e senza scorte d’acqua approcciai la dogana turkmena e dopo nove ore di negoziazioni e minacce di rimozione, riuscii ad ottenere un permesso di transito valido cinque giorni. Tanta fu la liberazione nel poter finalmente entrare nel paese che dodici ore dopo ero già alla dogana di uscita per lasciarmi la storia alle spalle ed entrare finalmente in Iran.

Faccia di pesce

La “faccia di pesce” è quell’atteggiamento per cui ci si finge ignoranti di una regola o si appare meno acuti di quello che si è. Questo serve per crearsi una sorta di auto-giustificazione che potrebbe attenuare le nostre colpe e farci passare incolumi situazioni in cui abbiamo torto evidente come ad esempio l’aver infranto una regola del codice della strada o il non aver rispettato una fila o una norma vigente nel paese in cui ci troviamo.

Honduras 2013. Iniziò tutto con un’arma puntata contro e l’ordine di scendere dalla moto. Poi, con la faccia di pesce, la cosa finì con un abbraccio e una foto ricordo!

Un aneddoto? Alcuni viaggiatori mi avevano raccontato dei continui controlli di polizia presenti in Honduras e mi avevano detto che erano un modo per spillare soldi. Così, quando entrai nel paese, ogni volta che incrociavo un posto di blocco sulla mia strada, con i soldati armati sul ciglio della carreggiata che mi invitavano a fermarmi, io facevo finta di non capirne la richiesta, rallentavo un poco ma poi proseguivo, incurante dell’ordine. Finché non arrivai a un posto di blocco in cui i soldati si erano messi proprio in mezzo alla mia corsia di marcia, bloccandomi l’accesso, con i fucili puntati verso di me. A quel punto dovetti arrestare la moto. Il maggiore in grado si avvicinò e mi chiese perché avessi sempre tirato dritto ai precedenti posti di blocco. Fu allora che adottai la “faccia di pesce”.

Mi finsi sorpreso della richiesta e inventai una scusa plausibile: «Ho decelerato, nessuno di loro ha alzato la mano, e così ho proseguito. Non pensavo avessi l’obbligo fermarmi.»

A quel punto il militare si allontanò per chiamare i colleghi al posto di blocco precedente, per accertarsi della situazione. Io intanto rimasi con un soldato più giovane, e cercai di farmelo amico. «Che arma hai? Una Beretta? Ma lo sai che è un’arma italiana? La facciamo noi! Me la fai provare? Dai, cinque minutiiiiii!» Insomma, riuscii a stemperare la tensione e alla fine mi lasciarono andare, non prima di essersi messi in posa intorno a me e alla mia moto per una foto ricordo.

In Perù, invece, accadde che mentre mi trovavo in dogana, suonarono l’inno nazionale. Ognuno si fermò e si mise sull’attenti, in segno di rispetto. Io, invece, chino sulla moto, continuai ad armeggiare con i miei bagagli, verificandone il contenuto. Non passò troppo tempo che due soldati mi afferrarono per le braccia, portandomi verso la vicina prigione. Fui accusato di vilipendio alla bandiera e dovetti scusarmi per evitare ripercussioni.

PROCEDURE DOGANALI D’INGRESSO

  • Compilare il foglio d’immigrazione;
  • Presentare il passaporto con il foglio d’immigrazione compilato per l’applicazione dei timbri;
  • Compilare il permesso d’importazione temporanea della moto (in alternativa, richiedere il timbro sul Carnet de Passage);
  • Acquistare l’assicurazione per la moto (se obbligatoria);
  • Dichiarare la valuta trasportata (se richiesto);
  • Esibire i certificati di vaccinazione (se richiesto);
  • Dichiarare articoli alimentari trasportati (se richiesto);
  • Fumigare la moto (se richiesto);
  • Fare ispezionare la moto (se necessario).

NB. In alcuni paesi, pochi chilometri dopo la dogana è previsto un secondo check-point dove verrà verificato che tu sia entrato legittimamente nel paese e che tu abbia tutti i documenti in regola. Rallenta e mostrati disponibile verso le richieste degli ufficiali.

2016: prima notte a dalbandin, Pakistan