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Il vero Abbraccio di Carlotta

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Caro Gionata,
questa è una di quelle poche, preziose sere in cui ho qualche ora tutta per me in questa casa grande e accogliente dove vivo ormai da più di un anno, qualche ora in solitudine per riflettere, oziare, cucinare..e per scrivere. Questa sera la passo con te, per raccontarti in due righe il motivo per cui mi sono improvvisamente affezionata a una persona mai incontrata in carne ed ossa, lontana migliaia di km, e al suo sogno di viaggiare intorno al mondo. Più di dieci anni fa, da un momento all’altro la vita così come la conoscevo io è finita, una malattia sottile e un pò stronza di cui non sapevo nulla si è infilata come acqua contaminata nei miei vent’anni, corrodendone i sogni e le certezze. Improvvisamente studiare, restare sola, uscire, vivere una relazione sono diventate sfide quasi impossibili da realizzare.. immagina quindi cosa potesse significare viaggiare.
E così, piano piano, giorno dopo giorno, io ho rinunciato a vivere. All’inizio sembra così difficile, pensi che ogni attimo perso sia una bestemmia. Poi, e quasi non te ne accorgi, ti abitui a negarti tutto. La vita diventa un lungo elenco di rinunce. Anestetizzi la mente, e il cuore, ti dici che tutto sommato non perdi nulla di così importante, che gli altri sono noiosi e banali, che i posti sono tutti uguali, che le serate fuori sono solo un insieme di sciocchezze. Che l’amore, in fondo, sia una stupida scemenza.
Eppure. Non avevo tenuto conto di due cose, Gionata.
La prima sono io. Io, quella rimasta viva e piena di voglia di esserci sotto tutti quegli strati di paura e limitazioni, di intoppi e rimpianti per quello che “non è andato come doveva”. Sotto io c’ero, e a un certo punto ho capito che ero molto più forte. Che una sera quel brivido leggero davanti al mare mi stava salvando. Mi sono ripresa tutto. In questi anni, le ferite sono diventate cicatrici e io forse sono più stanca e disillusa, ma ho vissuto momenti incredibili, e ho imparato il valore delle piccole cose. E’ stato un percorso difficile e bellissimo insieme, pieno di significato.
La seconda, non ci crederai, sei stato tu. E quelli come te. Quelli che i sogni li realizzano, e li costruiscono giorno per giorno, e li fanno crescere. Leggere di te mi ha trasmesso l’idea del viaggio, della bellezza della solitudine e dell’incontro, ma soprattutto mi ha trasmesso il senso profondo del fare, del credere in se stessi e del cercare. Della leggerezza sacrosanta di stare al mondo.
Volevo solo farti sapere che il tuo viaggiare, oltre a tutto quello che rappresenta per te, è un dono anche per chi sta dall’altra parte del mondo, per chi ha fatto scelte diverse eppure forse, un giorno, lascerà tutto e si staccherà dalla soglia di una casa che per quanto piena di vita e amore, non contiene tutte le risposte.
Mi hai fatta pensare, Gionata, mi hai fatta sorridere soprattutto quando ho visto il video in cui con tenda e fornellino sorridevi chiedendo “cosa mi manca? nulla!”..
Le piccole cose. Quel quasinulla che è tutto.
Ti mando una carezza in questa sera tranquilla.

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