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Turchia: Ricordi dell’assalto dei Curdi
Photo Credit To Gionata Nencini 2005

Turchia: Ricordi dell’assalto dei Curdi

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NOTA: questo articolo è stato riesumato da un archivio web nel Luglio 2015 e postato rispettando la data originale in cui è stato scritto la prima volta. Testo trascritto senza alcuna correzione

Mi avevano detto che la Turchia fosse un posto pieno di delinquenti. Ora che ci penso era stata la cacina, ma ho saputo molti mesi dopo che si era sbagliata. Comunque ricordo di essermi tenuto il più lontano possibile dalla dogana nei giorni in cui attendevo che Vania volasse ad Istanbul per continuare il viaggio insieme. Invece poi scopriamo che la gente è magnifica e che l’ospitalità è di casa.

Al centro di cultura non ci dicono niente se non di stare attenti ai Cani.

Con qualche risata e qualche magnifica imitazione dei singolari personaggi incontrati durante il nostro soggiorno ad Istanbul (Cervus , Bruno , Il direttore del centro , Ismet ecc), ci apprestiamo ad oltrepassare il poste del Bosforo per arrivare in Georgia lungo la costa del nord del Mar Nero (Karadenis). Siamo a poche decine di chilometri da Fenerbace e decidiamo di pernottare vicino al mare, dove fra gli scogli e un prato enorme e gremito di gente, villeggiano e passeggiano grandi quantità di turchi.

Il parco è immenso.

Monto la tenda dietro ad un cespuglio che ci nasconde dal traffico di strada e che ci mantiene all’ombra e distanti dal mare e dalle persone che vi passeggiano accanto. Mai essere troppo spudorati.

Mentre Vania munita di sapone e spazzolino raggiunge l’acqua per un lavaggio viso e denti io monto il tutto, preparo le stuoie i sacchi letto con minuziosa cura e l’aspetto ansioso del mio turno. Siamo felice questa notte e non litigati. Abbiamo fatto di tutto per concederci il tempo e la serenità di fare l’amore. E l’umore è al massimo.

Dopo uno scambio di sguardi complici, ci scambiamo i ruoli. Prendo il porta sapone e vado a lavarmi anche io. Il giardino è enorme ed è separato dal mare da un stretta passeggiata di pietra liscia, da un piccolo muretto su cui le coppiette siedono ed, oltre esso, una massa informe di scogli piatti e giganti, dove arrivo e mi siedo per arrivare a bagnarmi le mani.

Mentre dietro di me le persone camminano ignare della mia figura nascosta nell’ombra notturna, io vedo ogni faccia illuminata dai lampioni e divertito mi faccio una toelettatura completa, senza vergognarmi della mia totale nudità.

Silenzioso fra gli scogli appare alle mie spalle un ragazzo che mi parla in un turco che non afferro.

Ho una saponetta bagnata in mano, un culo insaponato, e le miei gioie che penzolano e mi accorgo voltandomi con calma che oltre il tipo ci sono altre due scure e mute figure dietro di lui. Il tipo si avvicina alla mia faccia e non nota la mia nudità. Nota l’asciugamano che su un altro scoglio ho appoggiato assieme alla borsetta con i saponi e altre cose per il bagno. Silenzioso fa cenno agli scagnozzi che mi parano la via verso i miei effetti, e felino arriva alla mia borsette, mette in tasca e se ne va.

“Sabon sabon… – scandisco in tono ironico.

Lui si arresta, si volta e con una lentezza strana, posa il mio borsello porta sapone ai suoi piedi e accosciandosi come per defecare, lo apre e lo svuota davanti agli occhi miei e degli altri due. Sono tre ragazzi. Sulla 20ina. Magliette nere. Pantaloni neri. Facce sporche e denti gialli. Umiliato dalla magra ricompensa mi mostra oggetto per oggetto le mie cose chiedendomi l’utilizzo.

  • Crema per i piedi
  • Spray per il raffreddore
  • Sapone
  • Spazzolino
  • Dentifricio
  • Anti dolorifico per il mal di testa
  • Deodorante.
  • Lamette da barba.

Ce ne sono 6, tutte della bic. Usate e riusate fino alla fine. Ma una è nuova. Ha ancora il cappuccio.

Mi chiede se posso regalargliela (uno degli altri due aveva voluto in regalo la mia crema per i piedi, ma ero riuscito a tenerla per me). Dico di si. Adesso ha un arma in mano, meglio non contraddirlo. Non puo’ uccidermi, ma comunque ferirmi.

E mentre penso questo e faccio per raccogliere le mie cose, mi auguro che il mio ritardo non incuriosisca Vania al punto da farla tornare fino a qui dove potrebbe succedere di tutto.

La mia lametta gli gira fra le mani. Lui la porta alla bocca e rompe a piccoli morsi l’anima in plastica della lametta. Prende la parte in ferro che ne rimane e si tira su la maglietta. Mi arriva all’orecchio un

“Maniac…” e relative risate dell’amico che ha fatto tale rivelazione.

La mia lametta ora riflette la luce dei lampioni e si agita in alto e in basso davanti al petto già segnato da altre cicatrici che questo Curdo ha su tutto il corpo. Ma lui non vuole spaventarmi, solo farmi partecipe di un gesto che per loro è segno di grande coraggio e forza. Non mi lasciano andare e mi chiedono a gesti di dove sono e cosa faccio. Faccio vedere loro il sapone nella mia mano e spero che la mia nudità non li offenda.

Puntando il mio pene con gli occhi li invito a capire perché mi trovo li.

Divertiti balzano all’indietro disgustati da tale disinvoltura nel mostrare il magnifico lavoretto di mia mamma (quando si dice la simmetria) e con una risata mi invitano a bere una birra con loro.

Dico che non ho soldi e mentre mi rivesto svuoto le tasche per dimostrarglielo. Allora tirano fuori decine di monetine e di Lire Turche e si offrono di invitarmi a bere birra con loro. Il peggio non è ancora passato.

Ho una donna bella e tutta mia che magari sta chiedendosi dove sono e perchè non sono corse da lei per condividere le mie simmetrie tutta la notte fino all’alba. Se Vania arriva ora, questi scoprono che non sono solo, che ho mentito e magari mi fanno una bella firma con la lametta sulla faccia e poi mi gettano in mare. Poi penso di fare l’eroe, di spingerli contro gli scoglie o in acqua e fuggire, ma l’idea sarebbe utile se loro morissero, solo così potrei scappare indisturbato.

E se morissero dovrei scappare dall’arresto per sempre.

No, troppo cinematografico. In realtà ho paura per Vania. Che le capiti qualcosa e non voglio.

Mi congedo senza mostrare loro la via verso la mia moto. Mi assicuro che non mi seguano o che non guardino dove vado, poi raggiungo Vania che seminuda mi aspetta nella tenda e con una fretta ed una paura che si vede, le dice di andare via.

Tenda e scartoffie sono legate sulla moto in un secondo.

Io e Vania siamo salvi.

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