Moto Tendata 2019
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27 Marzo 2013

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gionata nencini, partireper.it, honda transalp, british columbia

Il giorno di ieri è servito fondamentalmente per fare queste cose:

dormire male, mangiare poco, stare ore ed ore davanti al computer bombardando spedizionieri in grado di spedire la moto in Europa, prenotare il volo aereo, decidere se organizzare le ultime due cose da Vancouver, una volta tornato dall’Alaska o se da Anchorage, nel caso in cui riesco ad arrivarci con questo tempo. Inoltre i ragazzi del forum regionale dell’Alaska e del Yukon mi suggeriscono da settimane di non gionata nencini, partireper.it, honda transalp, british columbiaprovare nemmeno a venirci lassù con questo tempo, perchè nevica, fa freddo, le strade sono coperte di neve e ghiaccio e le temperature sono basse. Considerando poi che non ho equipaggiamento elettrico, ne chiudo per le gomme e nemmeno quei componenti essenziali che Sjaak Lucassen mi ha consigliato (batteria per basse temperature, olio motore per basse temperature, refrigerante antigelo  e olio motore 10W-40), le possibilità di arrivare ad Anchorage sono minime, per cui nonostante i preventivi ottenuti ieri, non sono ancora in grado di fare la mia prenotazione.

Potrei prenderla facile, dire a me stesso che toccato il Canada ho completato la lista di paesi del nord America, visto che l’Alaska è solo un altro stato degli Stati Uniti, ma così tradirei quella curiosità che mi ha portato fin qui, prima che il freddo sparisse. Da quando sono partito ho viaggiato principalmente in clim7i primaverili ed estivi, piovosi, monsonici, afosi, desertici, aridi e qualche volta invernali, ma mai in condizioni atmosferiche come quelle che spero di trovare in Alaska.

In parole povere, se sono arrivato qui a Marzo, in inverno è perchè volevo soffrire un po’ per colpa del freddo e vedere qualcosa di diverso da quello che ho visto nelle altre foro dei motociclisti che vengono qui a farsi un giro.

Per cui ieri, invece di chiarirmi le idee, non ho fatto altro che confondermele ulteriormente, aggiungendo ulteriori dubbi e incertezze all’esito che questa spedizione verso l’Alaska potrà mai avere. Ma una cosa però è ancora pià chiare di prima e sono certo che è chiara anche a voi:

Non resisto alla tentazione di ascoltare quella vocina che più volte mi ha detto “perchè fermarsi adesso e farla facile? vai e spacca tutto!”

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, british columbiaEcco perchè negli 8 anni passati ci sono stati video, foto ed alcuni momenti in cui mi rivedo e sorrido pensando, ma chi cazzo me l’aveva fatto fare di andarmi a mettere fino a lì? E sono certo che, con un sorriso, l’avete pensato anche voi. Potrei prendermi una stanza d’albergo in Vancouver, godere della primavera che è appena arrivata, conoscere gente nell’ostello, uscire con le fihe nei club, ubriacarmi, fare macello e festeggiare il mio viaggio per 3 lunghe settimane fino a non poterne più.

Oppure potrei lasciare che la curiosità continui a spingermi un  po’ più lontano, come ha sempre fatto dall’inizio e km dopo km mi porti fino a quel punto in cui, morto di freddo, mi maledirò di esserci arrivato.

Si! Ecco cosa farò.

Per cui, non per niente scoraggiato dalla mancanza di equipaggiamento adatto e idee chiare, gioco a prepararmi usando lo stile Partireper e spendo gran parte di questa prima mattina facendo il pieno, comprando olio motore, riabboccando il livello, recandomi in un negozio di moto dove compro dei calzini di gomma spessa da mettere sopra agli stivali moto, per renderli completamente impermeabili (anche per il freddo), vado in cerca di chiodi da ruote che non trovo ed in un negozio di mesticheria all’ingrosso compro delle viti corte da infilare nei tasselli delle ruote in caso di bisogno. Compro anche un secondo impermeabile, del velcro industriale per far aderire le moffole Givi per bene e con questo acquisto ingrano la prima e me ne vado verso Hope, in cerca della statale che sale su dritta per tutto il British COlumbia fino al Yukon e poi l’Alaska.

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, british columbiaLe previsione del tempo danno sole per oggi, per domani già la cosa cambia, ma meglio non pensarci. Se mi convinco, posso sperare che il clima sia dalla mia fino al mio arrivo ad Anchorage, che prevedo sia fra 4 o 5 giorni, visti i 3000 km che mi separano dalla meta. Il sole splende nei pressi di Vancouver, ci sono 20 gradi ed io quasi non ci credo, ma ovvio che in 3000 km il clima cambierà gradualmente fino al punto in cui questi 20 gradi saranno un ricordo lontano e nostalgico.

I km scorrono veloci, il paesaggio è carino ed a volte sembra quasi l’Altipiano Argentino vicino al confine con la Bolivia. Iniziano le curve e quando guardo il conta km vedo che ho già fatto 550 km che va bene, ma ho ancora sole per cui mi fermo per la cena in un posto dove vendono hamburgers e patatine fritte. Lo so che sto mangiando sta merda da quando sono entrato e che forse le scuse sono finite, ma adesso mi concentro sul freddo e quindi accumulare grassi mi salverà come salva le foche al polo nord.

Ecco.

Entro e non c’è nessuno, solo i gestori. Ho la mappa in mano e faccio domande alle quali avrò risposte generiche, ma l’ottimismo non attendibile della gente per quanto poco veritiero è di grande appoggio morale. Siamo del resto a 3000 km da Anchorage ed è come chiedere a uno di Roma come sono le strade in Finlandia e Norvegia per cui inutile pretendere risposte accurate, a meno che non si abbia la fortuna di parlare con un romano che è sceso proprio ieri in camion da quei paesi lì.

Ma mentre siamo lì a conversare con la mia mappa su un tavolo e l’hamburger appoggiato su un piatto che ci guarda con il formaggio che si scioglie, appare sulla soglia della porta un signore con un cappello in testa ed un cane al lato che saluta la proprietaria come se la conoscesse da tempo e con una certa educazione si offre di rispondere alle mie domande. Mi siedo con lui fuori dal ristorante, mentre io attacco l’hamburger e lui regala qualche pezzo di pollo fritto al cane e scopro che vive 150 km più a nord, fa il camionista e conosce le zone che percorrerò molto meglio di chiunque altro abbia interpellato sull’argomento. Lui si chiama Terry, la cagnolina si chiama Jake e non ci mette molto a chiedermi dove dormirò la notte.

In tenda, in qualche bosco. Voglio provare a vedere quanto freddo fa…

Ma, se vuoi provare domani, troverai climi ancora più freddi, però stasera se ti fa piacere puoi stare a casa con noi (lui e la cagnolina)

Volentieri, ti seguo?

Si, dovremmo arrivare in 2 ore circa

Ok

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, british columbiaPer cui mentre lui guida con la sua Dodge a 6 ruote io lo seguo a manetta e mi lascio scappare i primi scatti bellissimi di questo tramonto lì dove si iniziano a vedere cumuli di neve e poi boschi innevati e poi è già tutto un altro luogo. Il mio termometro segna i 5 gradi, i laghi sono ghiacciati ed io sento freddo, ma tra l’emozione di essere appena entrato in questo mondo freddo e di avere l’onore di spendere la prima notte di questa spedizione a casa di un canadese Red Neck, mi mantiene elettrizzato al punto da sentire un certo piacere elettrizzante guidando a queste temperature.

Arriviamo a casa di Terry e capisco subito due cose: Terry è benestante e generoso, ma è anche solo.

Mi racconta brevemente di sua moglie, della separazione, dei figli già sposati e con figli e lo fa senza troppo pudore, più attento a non riversarmi addosso cose secondo lui noiose che non per il pudore di dire troppo su se stesso. Avverto una grande trasparenza da parte di quest’uomo, una enorme bontà e generosità. MI accoglie nella sua bella casa, mi mostra la stanza dove dormirò, il bagno, mi da il tempo di farmi la doccia e cambiarmi, mi chiede se voglio lavare i miei vestiti e poi mi aspetta in salotto dove ci sono delle birre stappate sulla tavola.

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, british columbiaCi sediamo e come per magia passano ore ed ore e ci raccontiamo tutto. Lui ha 65 anni, ha lavorato tutta una vita ed ha fatto i soldi, poi la moglie l’ha lasciato e per dare a lei quello che la legge impone all’ex marito, lui non è ancora andato in pensione, ma continua a lavorare con i suoi camion ed i suoi garage. Le birre vuote sono tante quanto quelle piene, ancora da aprire e già non si parla più del passato ma del presente. Terry non aveva mai viaggiato prima e adesso che è solo ed il tempo non gli manca ha iniziato a dedicarsi al viaggio con passione, lasciando il Canada per qualche settimana 1 o2 volte all’anno. L’anno scorso era in Costa Rica, poi in Messico e presto se ne andrà alle Maldive. Dice che gli piace conoscere gente (e me lo ha dimostrato proprio oggi) e che prferisci gli ostelli con i dormitori invece che gli hotel lussuosi. Viaggia solo o con gli amici, non gli importa.

Fra noi si crea subito una certa affinità perchè sappiamo che siamo entrambi in un punto di inizio di un nuovo ciclo personale. Lui si è dedicato al lavoro, carriera e famiglia e adesso viaggio. Io ho viaggiato e adesso che ho quasi trent’anni mi dedicherò al lavoro ed alla famiglia. Che coincidenze.

CI mostriamo le foto, lui quelle stampate io quelle su internet. MI mostra i suoi camion, i video del suo lavoro, poi parliamo del clima, dei grizzly, dei

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