Moto Tendata 2019
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22 Gennaio 2013

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gionata nencini, partireper.it, honda transalp, carburazione

Sono un po’ preoccupato, vi dico la verità.

Questa ripartenza sta evidenziando un problema dietro l’altro che questa moto non dovrebbe avere, specialmente dopo il tagliando generale che ho fatto in Santiago prima di ripartire.

Mi sveglio, mi faccio la doccia, facciamo colazione con Omar, ma io già penso che ci voglio vedere ben chiaro per cui, una volta che arriviamo alla sua officina meccanica, mi viene dato uno spazio dentro e comincio a fare i miei controlli.

  • controllo filtro aria – è ok
  • controllo candele – sono ok ma smagro un po’ la carburazione
  • controllo filtri carburatore – sono sporchi e li pulisco
  • controllo catena corona pignone – c’è sempre quel rumore che non so da dove viene
  • controllo regolatore – li testiamo con multi tester e scopriamo che è il voltmetro della mia moto a sparare numeri a caso per i primi 2 minuti, entrambi i regolatori funzionano bene e la batteria rotta era probabilmente dovuto alla sua età ed al fatto che aveva funzionato senza acqua per due giorni dopo la caduta in La Paz
  • controllo batteria – livello liquidi ok
  • cambio frecce posteriori – si erano disintegrate e non accendevano più, c’era un cavetto scollegato sotto sella
  • serraggio staffa di mezzo borse laterali

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, carburazioneFatto questo sono passate alcune ore, sono le 11:30 e me ne vado con un grande abbraccio e portandomi via 4 candele nuove, 1 litro d’olio motore per i rabbocchi ed una molla per il cavalletto centrale. L’idea sarebbe quella di tornare a Kuelap sperando nel bel tempo, ma è già tardi e in lontananza le nuvole non mentono. Parto con il sole da Chachapoyas, prelevo dei soles da un ATM e mentre scendo rieccoti la pioggia.

Scendo per 50 km e poi mi viene fame e chissà durante la sosta il cielo si schiarisce e continuo senza acqua. Entro in una viuzza guidato da un cartello che dice ristorante e a pochi metri un corso d’acqua attraversa la strada e si preannuncia con un cartello che dice:

Attenzione, suolo scivoloso.

Entro in prima a 5 km/h, piedi in alto. Faccio un metro e poi il posteriore va per i cazzi sua e sono a terra, con un bel botto. La caduta è di nuovo sul lato sinistro, la valigia Trekker si scompone, si apre e mi sa che adesso non è più nemmeno impermeabile. Ero sceso con appetito ed anche del buon umore e adesso entro nel ristorante tutto fradicio e incazzato nero.

L’ambiente è aperto, calmo e rilassante ed il servizio non è invasivo anche se non tarda ad arrivare. Questo mi permette di rilassarmi un po’ e scegliere il mio prossimo piatto con calma:

Sudato di trota – finalmente riesco a provarlo

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, carburazioneIl piatto arriva ed è l’ennesimo pesce con cui lottare. Le spine sono meno e più soffici ma alla fine ho la mia conferma. O un bel pezzo di carne alla brace o tonno in scatoletta. Abbasso le spine. Il sapore è comunque buono ed è accompagnato dal suo riso ed un succo di frutta. Chiedo anche un dessert e mi viene servito un gelato di ananas e melanzana (che non è la melanzana che conosciamo noi, bensì un frutto molto simile ad un pomodoro).

Pago e rimango ad aspettare che la pioggia si plachi, ma invano. Intanto faccio la conoscenza delle signore in cucina alle quali racconto la mia storia ed anche una coppia arrivata a mangiare pochi minuti dopo di me a cui chiedo informazioni sull’ingresso in Ecuador.

La cosa che non mi è chiara riguarda i passi di frontiera aperti. La mappa che ho con me mostra una strada che dal punto in cui sono io porta fino al confine, ma dalla parte Ecuadoriana non ci sono strada che continuano. Il ragazzo conosce solo la frontiera sulla Panamericana e l’altra un poco più ad Est, per cui me ne vado con il dubbio in testa e chissà forse è meglio andare alla sicura e prendere la strada conosciuta da tutti.

La strada è ancora fradicia ed io indosso di nuovo la mia felpa con la tuta anti pioggia e che palle sto tempo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! La sorpresa arriva solo pochi km dopo, quando la pioggia si sfittisce e le curve portano fin dentro ad una parete rocciosa spruzzata di nuvole ovattate di nebbia e delle rapide che rimbombano pochi metri sotto la corsia.

Sembra d’essere su Pandora, il pianeta di Avatar.

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, carburazioneLa zona è bellissima e decido che, anche con la pioggia, una ripresa con il tre piedi qui va fatta per forza. Piscio, mi preparo con comodo, aspetto che passino camion e bus e mi faccio la mia serie di tornanti rocciosi e bagnati in questo posto da paura. L’unico problema è che l’angolo della mia patetica telecamera non riesce a far entrare nemmeno metà di questo spettacolo!

Finite le riprese il cielo mi vuole bene e mi lascia avanzare ad una discreta velocità fino all’incrocio dove dovrò prendere una decisione. Mi fermo alla stazione di servizio, faccio una sosta, chiedo in giro e la maggior parte delle persone di qui, già che siamo vicini alla zona culla quale non ho idee chiare, tende a dirmi che la strada che porta a Namballe entra a Ecuador con un ponte che hanno costruito da poco, dato che prima c’era da fare un attraversamento in barca.

La strada è asfaltata solo per un pezzo ma poi segue con uno sterrato più che accettabile. Quello che non sanno dirmi è se la strada in Ecuador sia asfaltata o no. Ci penso un po’ e poi, notando dalla mappa la notevole differenza in km fra una strada e l’altra decido di rischiare ed avventurarmi per questa provinciale e vedere se entro in Ecuador.

Passo per Jaen, avanzo in direzione San Ignacio e quando il cielo è ormai oscuro piove di nuovo e sto guidando sullo sterrato. Arrivo in un villaggio a tarda notte dopo aver tentato più volte di scendere fino al fiume per mettere la tenda, ma la sponda sassosa non me lo permette.gionata nencini, partireper.it, honda transalp, carburazione

Chiedo in giro ed un uomo magro ma dallo sguardo imponente mi dice che la chiesetta davanti a me ha una campo da calcio dove non disturberò nessuno se ci accampo una notte. Vado a dare un occhiata e, nonostante non mi piaccia dormire davanti alla strada, la distanza dalla banchina mi permette di sparire nell’oscurità della notte. Dietro al campo c’è un ruscello dove potrò lavarmi e l’erba è alta abbastanza da fare da buon letto per la tenda.

Monto la quechua, mi vado a lavare nell’acqua gelida del ruscello e vado a visitare il signore di prima portando con me portafogli e fotocamera, mentre il resto rimane chiuso a chiave dove l’ho lasciato. In un posto così davanti a tutti, meglio prendere precauzioni.

L’uomo è cortese ed ha gli occhi azzurri, un poco inusuale da queste parti. La moglie è cordiale e mi mi invita a sedere mentre mi serve l’unico piatto che ha preparato e che vende stasera: spaghetti con banane.

SPAGHETTI CON BANANE? – esclamo io, rendendomi conto di poter aver dato l’impressione spagliata per cui continuo cambiando tono e dico – mi manca solo provare questo e le ho provate tutte, mene serva un piatto per favore

La pasta è scotta ma salta al punto giusto, le banane non c’entrano un cazzo ma le verdurine e le patate dentro salvano. Mangio comunque tutto perchè un giorno, quando racconterò delle cose più strane che ho mangiato dirò spaghetti alle banane…

Rimango seduto e mi guardo con i presenti un documentario sul parco nazionale del Candamo, ultima selva inabitata al mondo rimasta ancora intatta. Il documentario vola via come niente, è interessantissimo e mentre siedo lì converso a più riprese con i presenti rendendomi conto che sono proprio un gruppo di persone per bene.

Ma dove si è lavato – mi chiede la signora?

Nel ruscello dietro la tenda?

Mette su una faccia strana ed il marito ride sotto ai baffi…

Non mi dica che….

Si…quella è la discarica dei bagni del villaggio sopra di noi

Ed è con questa massima e con altre piccole battute, che mi congedo e mi infilo in tenda dove dormo da favola.

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