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10 Marzo 2013

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gionata nencini, partireper.it, honda transalp, tulumHo fatto tutto e me la prendo con comodo.

La sveglia suona presta ma la faccia rimandare di 10 minuti in 10 minuti fino a prolungare il mio sonno di due ore. Poi impacchetto la tenda, preparo la moto, controllo il livello olio e quando ho finito mi faccio una doccia pochi minuti prima di mettermi in marcia. Ho preso una mappettina gratis proprio ieri, in un centro turistico ed almeno fino a Tulum ci posso arrivare. Ho deciso di dare un occhio alle rovine sulla spiaggia dal momento che me ne ha parlato sia Flor che un lettore mio, però a Cancuun non ci voglio andare, non mi interessa, troppo isola del turista per i gusti miei.

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, tulumVado a fare colazione in un localino poco distante dove ci sono decine di tavoli pieni di gente. Chiedo uova divorziate, solo perchè il nome è piuttosto singolare e mi portano due uova al tegamino sdraiate su tortillas fritte e separate da due salse, una verde ed una rossa. Il tutto con un caffè al latte di vacca fresco (lo riconosci dalle macchie d’olio dentro la tazza) e delle tortillas a parte. Una scorpacciata.

Il clima fuori è ok, ho voglia di andarmene e adesso che ho la pancia piena pienissima posso pure ingranare la marcia. Normalmente dopo due giorni di immobilità, il primo giorno faccio pochi km o, se proprio la pausa è stata noiosa, ne faccia un sacco. Ma la mappa che ho con me mostra solo una parte del tacco di questa penisola dove appaiono Tulum, Cancuun, Merida ed altre piccole città. Vedrò di comprare una mappa come si deve più avanti. Il cielo è sereno ma il sole finisce per nascondersi dietro un banco chiaro di nubi e la temperatura scende un pochino rendendo la guida con la tuta piacevole e non afosa. Sono sull’autostrada ed arrivo a Tulum in un batti baleno. Vedo turisti da ogni parte e quando vado in cerca delle rovine sulla spiaggia scopro con mio grande dispiacere che sono state recintate e che si paga un biglietto d’ingresso per accedervi. E pensare che a me Flor aveva detto che erano proprio lì a due passi, in mezzo alle capanne che si potevano affittare.

Poco importa. Faccio un paio di scatti, visito le due spiagge circostanti facendomi intristire un po’ dal grigiore freddo e dal vento di questo giorno desolato e poi vado a chiudermi per un attimo in una stazione di servizio per bere un caffè tiepido, comprare una mappa adeguata, fare benzina e mangiarmi un gelato, che non guasta mai.

Ho la mappa e adesso che ho le proporzioni esatte del Messico davanti a me mi manca solo sapere quale strada scegliere. Pago e mi rimetto in viaggio, sono però le 16:00 e credo farà buio presto. Sfortunatamente di stanchezza non ne sento e credo che anche ‘sta volta, anche se sto cercando di smettere, viaggerò di notte.

Sembra un vizio il mio, anche dopo l’incidente che ho avuto in Bolivia di notte, non riesco a smettere di guidare quando è buio. Mi piace troppo!

Così ingrano la prima e godo delle ultime ore di luce passando per piccoli paesini meno turistici, calmi con la gente che cammina ai lati della piccola strada. A volte la strada lascia un villaggio e si fa spazio fra gli arbusti dei campi aridi della regione ed ha volte rispunta un paesello ed intanto la luce cala ed io avanzo ora dopo ora. Prendo sempre la strada libera, quella che non si paga anche se l’autostrada è lì a due passi e mi farebbe arrivare prima a destinazione.

Ma dov’è che sto andando esattamente?

Non lo so ancora, la mappa suggerisce delle destinazioni ma in testa ho ancora un paio di cose da capire, prima di avanzare liberamente come piace a me. La prima è dare a mio padre un indirizzo in Messico a cui possa spedirmi la patente internazionale che ha da poco rinnovato per me. Non voglio farla arrivare in un posto troppo vicino o dovrò aspettarla stando fermo e non voglio farla arrivare negli Stati Uniti perchè mi servirà proprio per la dogana di quel paese, casomai facessero storia con la patente europea che ho. Per cui quando arrivo a Merida è già notte, comincio ad avere fame e cerco di ammazzare due piccioni con una fava cercando un posto dove mangiare ed usare la wifi. Trovo un pizza hut dove la gestrice mi prende in simpatia e mi aiuta con l’ordine ed anche con una presa dove mettere a carica il mio laptop che non ha batteria. Mentre mangio la pizza che ho ordinato sono connesso a facebook e couchsurfing cercando di farmi venire una buona idea su dove far spedire la patente da mio padre.

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, tulumMi viene in mente che posso scrivere a 3 o 4 CS di Ensenada per chiedere loro l’indirizzo e far si che mio padre spedisca in quella città, a pochi km dalla frontiera con gli Stati Uniti, ma proprio mentre redatto la mail in cui chiedo questo favore a 3 o 4 membri, Miguel, uno dei ragazzi messicani che ho portato in Patagonia quando faceva la guida, irrompe nella chat di facebook e mi invita ad andarlo a trovare domani a San Sebastian de las Casas. Accetto e gli chiedo se ha amici in Ensenada alché lui si offre di reperirne uno immediatamente e mi mette in attesa. Mi passa un indirizzo poco dopo, che mando via mail a mio padre e pochi minuti prima che il pizza hut chiuda, riesco anche a farmi dare indicazioni su quali strade siano le migliori per arrivare nella città di domani, per incontrarmi con lui e 4 degli altri ragazzi che ho portato fino a Ushuaia.

Ringrazio, saluto la gestrice e rimonto in sella. Sono quasi le 23, non sono stanco ma voglio trovare un posto tranquillo dove accampare per riposare e spararmi 800 km domani per essere puntuale all’appuntamento con Miguel e gli altri ragazzi. Esco da Merida con qualche difficoltà e le persone per strada cominciano a scarseggiare e la sensazione di trovarmi in Messico a guidare di notte, con tutto quello che mi hanno detto e sconsigliato di fare mi tiene con gli occhi ben aperti e allerta.

Poi però la strada si trasforma in una tangenziale, poi in un raccordo anulare, poi in una autostrada e la vera preoccupazione è trovare un posto dove uscirne per poter accampare dal momento che in autostrada di spazi liberi sicuri non ce ne sono a causa delle recinzioni. Sto per perdere l’entusiasmo e già avanzo con una mano sul ginocchio sinistro ed un filo di gas quando vedo una stazione di servizio lungo la mia corsia con di fronte un’altra stazione di servizio, sull’altra corsia. A pochi metri davanti a me c’è pure una casona con dei tavolini e dei camion parcheggiati al lato dell’autostrada, segno che i camionisti si fermano a mangiare e proprio fra la casona e la stazione di servizio un piccolo sentiero asfaltato entra nella macchia secca di arbusti.

Non ci penso un secondo, scalo di marcia e senza farmi vedere entro nel viottolo avanzando senza frenare. Più traccheggi e ti fai notare, magari scendendo e chiedendo in giro e più gli altri sapranno di te. In questo modo invece mi hanno visto passare, ma sono stato talmente rapido che non credo abbiano visto se si trattava di una moto di uno straniero o di un auto.

La stradina è stretta, non ci sono lampioni, e tutto attorno ci sono solo alberelli secchi e campi abbandonati con dentro pietre e niente più. Passo anche un passaggio a livello che non ha semafori, ne insegne e si intravedono grandi tralicci della luce ai lati. Faccio inversione. Sono talmente lontano dalla casona e dalla stazione di servizio che non vedo nemmeno le luci provenienti dall’autostrada ed attorno a me e davanti non ci vedono nemmeno luci di altre case o abitazioni.

Torno al passaggio a livello e quello che con la coda dell’occhio mi era sembrato un viottolo sterrato è effettivamente un viottolo. Entro con la visiera del casco alzato, occhi apertissimi, prima marcia e mi guardo attorno. Ci sono dei rimasugli di pattume un po’ da per tutto il che mi fa capire che non è una via privata che conduce ad una casa, piuttosto un posto dove la gente viene a pisciare o cagare e poi se ne va. Magari vengono a scopare in auto, per quello che sembra. Il sentiero passa accanto ad un traliccio della luce e poi sembra seguire la linea dei cavi ed arrivare al traliccio dopo e quello dopo e così via.

Perfetto!

E’ la via di manutenzione dei tralicci della luce!

Infatti 20 metri dopo il sentiero non è più battuto e gli arbusti cresciuti mostrano che i veicoli grandi non ci passano da un tempo. Con la moto entro facilmente e quando sento di essere en coperto dagli arbusti ed abbastanza lontano dalla strada asfaltata, spengo le luci della moto, sento il motore scricchiolare, scendo lentamente e mi tolgo il casco.

E’ il momento più importante. Quando perlustri una zona che potrebbe nascondere degli imprevisti.

Rimango in piedi accanto alla moto ed aspetto per qualche rumore, un cane abbaiare, dei passi, delle voci, qualcosa di anomalo. Se per esempio sono entrato nella proprietà privata di qualcuno a quest’ora dovrebbe già accendersi qualche luce, avvicinarsi qualche passo, sentirsi una qualche presenza. Invece quello che sento sono i camion che sfrecciano sull’autostrada, piccoli fruscii dei rettili che abitano questa distesa pietrosa e niente più. Prendo la torcia, cammino silenziosamente avanti ed indietro perlustrando la zona, cerco il posto per la tenda, piscio, cago (è quasi un rituale) e quando sento un minimo di pace interiore, come un segnale personale mi dico a voce alta.

Chi tu voi che venga, ven via…

E così monto la tenda, infilo borsa serbatoio e casco dentro, mi distendo sul materassino e buona notte!

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