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Giappone: Ricordi di… Hiroshima
Photo Credit To Gionata Nencini 2005

Giappone: Ricordi di… Hiroshima

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NOTA: questo articolo è stato riesumato da un archivio web nel Luglio 2015 e postato rispettando la data originale in cui è stato scritto la prima volta. Testo trascritto senza alcuna correzione

Sto guidando in questo Giappone abusivamente.
Il noto signor Oda (che in qualit&agrave di spedizioniere si &eacute preso cura dell’importazione della mia moto in terra nipponica) mi chiede se ho gi&agrave contattato un servizio di trasporto che prelevi la mia moto dal porto per portarla fino a Shimonoseki (a 700km).

Gli dico di si e spero che non aspetti con me l’arrivo di queste inesistente rimorchio, appena fuori dall’ufficio della dogana.
Riesco tuttavia ad organizzare per il giorno dell’importazione a Fushiki un incontro con il signor Matsubara che dispone di un piccolo pick up con il quale porter&agrave la mia moto nella sua officiana dove potr&ograve efettuare le riparazioni e dormire per qualche notte.

Approfittando della situazione spiego che sar&agrave il signor Matsubara ad accompagnarmi a Shimonoseki (anche se non &eacute vero) ed il signor Oda, stupito dalle mie efficaci capacit&agrave di organizzazione, si congratuale mi lascia uscire.
Ci sono metri di neve e lastre di ghiaccio.

Monto ancora le ruote da sterro della Pirelli comprate a 50 dollari in Russia (Volgograd se non ricordo male).
Mi avvio con una vaga familiarit&agrave per queste strade a viabilita&ainvertita notando che rischio un frontale ad ogni incrocio dove mi sia necessario svoltare.

Mi viene normale entrare nella corsia opposta vista la confusione che faccio con queste strade invertite.

Arrivo ad Osaka per la sera. Dopo qualche giorno riparto.

Il signor Saito, proprietario della green house e di una serie inesaurbile di birre in lattina che sempre si propone di offrirmi durante le mie docce a pagamento (anche se lui stesso ha affisso il cartello di divieto di consumazione pasti e bevante all’interno delle doccie), non si scorda di farmi notare che la mia targa non &eacute valida in Giappone.

Gli dico che &eacute vero, affidandomi alla sua gi&agrace nota complicit&agrave per gli stranieri e noto interesse per il culo di Vania, che sempre (e dico sempre) si &eacute soffermato ad ammirare ogni qual volta la trovava nell’atrio principale a truccarsi.
Il signor Saito mi indica la strada da seguire e il giorno prefissato parto.

Nel versante est del Giappone, le catene montuose che lo dividono longitudinalmente (da nord a sud credo sia la longitudine), rendono il clima pi&ugrave caldo e sicuramente non nevoso. La neve era finita poco prima di Kyoto, in prossimit&agrave del grande lago di cui vedete le foto QUI.

Guido per ore e sono consapevole che oltre ad una ruota posteriore con due fori riparati (uno in Georgia e uno in Giappone appena arrivato alla green house), ho bena altre cose di precario con me.
O meglio, ci sono ben altre cose precarie che con me non HO.
Sono infatti sprovvisto di Patente internazinale (che ho poi prelevato in nuova copia a Seoul)
Del permesso di circolazione
Della relativa targa
E di un’assicurazione temporanea.

Invece che avviarmi nelle ore buoie, prefersco rischiare e affidarmi alla provvidenza.
Arriva ad Hiroshima a tarda notte.
Notando che ad ogni semaforo ci sono miriadi di sguardi increduli e scettici che fissano la mia moto e la targa di Vercelli che sfoggio con patriottico orgoglio.
Ad Hiroshima, secondo Vania (in arte cacina), i prezzi sono bassissimi per ovvi motivi storici che hanno visto questo posto distrutto dalla guerra.
Ingenuamente e maliziosamente mi immagino di arrivare in un posto gremito di uomini a due teste, animali mutilati che emettono strani suoni e case diroccate simili a quelle dipinte nel fumetto tipicamente Giapponese KEN SHIRO (Hokuto no Ken), con gang di teppisti su strani sidecar che sbraitano frasi sconesse e cercano turisti per depredarli e sopravvivere cibandosi della loro carne fresca e prelibata.
Arrivo ad Hiroshima e mi convinco di aver sbagliato strada e di essere tornato ad Osaka per sbaglio.
Grattacieli, Pachinko e chi pi&ugrave ne ha pi&ugra ne metta.
I prezzi per una notte sono altissimi. Non avendo tenda e voglia di dormire di nuovo fuori con questo freddo e con il mio solo fottuto vecchio sacco a pelo comprato alla Metro 5 anni fa per 25 mila lire, mi auguro di trovare un posto meno costoso, magari con internet e una doccia calda.
Niente sotto ai 5000 yen (40 euro).
Parcheggio la moto e proseguo a piedi. Entro in una zona commerciale dove le luci, gli sots, le minigonne delle giapponesi e la fame rendono la mia ricerca traumatica.
Fermo una straniera. Ha i Rasta (e quindi mi auguro sia open mind). Invece lei &eacute qui in vacanza e non sa niente, ma mi porta in un pub dove sa dell’esistenza di una usefull map da darmi perch&eacute mi sia pi&ugrave facile trovare una conveniente sistemazione.
Alla fine trovo qualcosa a 4500 yen, ma data la distanza e lo sbattimento, preferisco tornare aa piedi l&igrave dove spendo pi&ugrave o meno la stessa cifra.
Poi un tizio all’improvviso………

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