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25 Novembre 2007

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Sveglia alle 6:30.
Emily é pronta per uscire di casa e, come abbiamo deciso la sera prima, mi faccio trovare pronto in salotto.

La ringrazio per essere stata una CS Host così ospitale e disponibile, salgo in moto lucida di umidità e sparisco lasciandomi dietro un fumo bianco di scarico.

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In città nessuno e sono in riserva da ieri.
Con i litri rimanenti arrivo fino all’estremo nord di Launceston, dove la terra si spacca in due e si bagna del Mar della Tasmania.

Il ferry per Melbourne partirà alle 20 e ho solo 60 km da percorrere prima di arrivare a conclusione del tour di Tasmania. Decido di andare ovunque e di fermarmi a parlare con i locali il più possibile.

Mi ritrovo così a fare fotografie ad un cagnolino che gioca con un canguro nano morto sul marciapiede. Lo porta a giro orgoglioso come un gatto porterebbe in giro un topo o un piccione. Non faccio in tempo a fargli un filmato e finisco di ridere della scena sedendo ad una panchina con in bocca un mandarino.

Arriva un signore sulla 60ina che mi parla del paese e del punto a cui sto andando chiamato Beauty Point. Mi dice che non c’é niente di Beauty, ma che il nome é stato dato dopo che una mucca chiamata Beauty ci é morta.

Proseguo confuso da questa rivelazione e spingo la VFR a velocità che la TA non sopporterebbe nemmeno se guidata con vento a favore senza nessuna delle valigie che la appesantiscono. E’ strana la guida della VFR. A volte faccio pieghe degne di Valentino e a volte mi inceppo sui tornanti come avessi imparato a guidare una due ruote ieri. Ma é uno sballo che in fondo durerà poco per cui meglio approfittarne.

Arrivo così ad Hobart per l’ora di colazione e, non sazio, mi fiondo da Coles a comprare un tipico caffè freddo in bottiglia e dei biscotti con cui sfamarmi. Compro anche pane e affettati, cioccolata, patatine e mi fermo nel reparto cancelleria a leggere un’intervista a Valentino su di un magazine che sfoggia Stoner in prima pagina.

Valentino ha 29 anni? Cazzo come passa il tempo. Rimetto il magazine al suo posto e mi affretto alla cassa affamato.

A piedi scalzi e moto in vista, consumo il mio pasto sul lungo mare, seduto ad una panchina con una NON-INSPIRAZIONE con cui scrivere sul mio Diario di Viaggio. Rimando e do da mangiare ai gabbiani che si affollano davanti ai miei piedi sporchi.

Gli animali hanno un modo molto ironico di litigarsi il cibo. Adoro giocarci e farmi grasse risate mentre i passanti hanno tutta l’aria di credermi un pazzo senza casa.

Raggiungo il faro alla fine della baia e mi fermo a parlare con due motociclisti. Qui vendono Kawasaki Ninja 1400 di cilindrata. Una moto più lunga di una macchina. Non mi piace.

Il tempo scorre lento e così mi annoio al punto da essere già stanco. Mi sposto sulla spiaggia dove mi denudo un po’ e mi addormento sotto il sole. Si vede che viaggiare aumenta l’appetito. Passi giorni e settimane completamente assorbito dalla solitudine che la natura ed il campeggio nella macchia ti offre e tutto scorre liscio, quasi come se gli istinti primari quali fame, sete, sonno e sesso si regolassero in base al ritmo con cui ti sposti ed il tempo in cui ti tieni lontano dalla società.

E poi ritorni ed eccolo lì.

Attorno a me ci sono due ragazze che mi guardano e ridacchiano. Parlano in israeliano e immagino siano intrattenute dal mio petto peloso. Invece le ragazze che punto io sembrano molto più interessate a darsi la crema e mettere in risalto quei corpi slanciati e quei seni tonici con cui riempiono i bichini.

Chiudo gli occhi cercando di addormentarmi, ma il processo analitico é già iniziato. Mi chiedo cosa renda una donna così appetibile agli occhi ed ai sensi di un uomo?

Mi chiedo se le donne, anche se intimamente, desiderano un uomo attraente con la stessa intensa passione e trasporto?

Mi chiedo quanto spazio, tempo e rilevanza abbia nel quotidiano di tutti noi la ricerca di quella figura femminile da desiderare e fare propria.

Me lo chiedo finché il ridacchiare delle israeliane si assuefà per poi scomparire. Mi volto e vedo che se ne stanno andando. Forse avrei dovuto accennare ad un sorriso. Una domanda tipo: Hwy guys, i can’t really figure out your accent. Where are you from?

Invece no, oggi mi piaccio selettivo.

Sono al porto con un sacco di cibo con cui consolarmi durante il viaggio (anche le olive ripiene di feta ho preso) e, non contento, mi fermo a mangiare del riso condito in un baracchino prima di montare a bordo.

Sono il primo nello scomparto sedie reclinabili. Mi chiudo in bagno e mi lavo i piedi, consapevole concedere così un viaggio piacevole a tutti gli altri 140 passeggeri con cui dividerò lo scomparto notte.

Sul ponte ritrovo le due israeliane e, con un sorriso, attacchiamo discorso. Non so perché ma il discorso inizia con il ciclo mestruale. Loro ridono divertite, io mi diverto a mia volta. Mi dicono che si, ridacchiavano in spiaggia perché "credevano fossi un bel ragazzo e volevano controllare". Dico loro che sono contento adesso possano controllare e che mi dispiace che ci abbiano visto male in spiaggia. Ridono diverite e la cosa cade lì.

Mi sposto davanti ala tv dove premiano l’Australian Idol (se lo contendono una italiano australiana e un ragazzo di Sydney). Vince lei e io, fra uno spuntino e l’altro, mi ritrovo a parlare di nuovo con le israeliane, fare foto, scambiare email e addormaentarmi sulla poltrona al piano bar.

Da solo.

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