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4 Agosto 2012

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gionata nencini, partireper.it, honda transalp, peru, felpa

Mi rigiro nel letto della piccola pensione di Arica, sono le cinque del mattino e qualcuno apre la porta. Ylenia appare nella tenue luce della stanza e ci guardiamo mentre trovo assonnatamente una nuova posizione con cui dormire. L’allarme suona alle 7. Ci abbracciamo e amiamo all’alba in un letto sconosciuto, come la realtà di Santiago non esistesse ed immaginando che i 2000 km che ci separano da essa ci rendessero gionata nencini, partireper.it, honda transalp, peru, felpapersone nuove l’un l’altro. Poi colazione e siamo subito in sella diretti verso la dogana cilena.

E’ la prima volta che viaggiamo in moto, ma non è la prima volta che faccio un pezzo di strada con una donna che ritengo importante per me. Non è esattamente un confronto con quello che è accaduto nel 2005 nelle prime 3 settimane dopo la mia partenza, ma se il primo tentativo è stato disastroso, questo potrebbe celare lo stesso risvolto.

In ogni caso, fare i primi 9000 km di questo Tour Altipiano assieme a Ylenia, fra deserti, sterrato, guadi, giungla e altitudini ai limiti del possibile, sarà un bel modo di salutarci e di conoscerci meglio prima di rincontrarci tutti assieme in Italia.

Per lavoro sono passato da questa dogana varie volte ed è sempre la solita rottura di coglioni. Entrare in Perù, nel 2011, mi è quasi costato un arresto in flagrante da parte delle autorità peruviane, visto che durante l’inno nazionale e l’innalzamento della bandiera, l’unico imbecille a cantare ad alta voce mentre tirava le valige dei clienti giù dal veicolo di supporto ero io.

LEI! Si lei, come si permette?! Vengo qui!

Ma ma io……

Insolente, le piacerebbe che io facessi la stessa cosa in Italia quando cantano l’inno nazionale davanti alla sua bandiera

Emm (questo non ha mica idea dei livelli del nazionalismo italiano…)

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, peru, felpaCosì, salvato da un cliente mezzo tedesco e mezzo peruviano, ogni volta che ritorno qui ho una storia in più da raccontare. In questo caso Ylenia ascolta divertita mentre facciamo l’interminabile fila davanti a chi stampa i passaporti.

Che poi proprio di questo si tratta. Arrivare ad un punto del tanto viaggiare da sentire la necessità di condividerlo con gli altri.

Non soltanto via internet, con le foto, il blog, i video, ma anche e soprattutto di persona come ho fatto con i 10 lettori del Tour Motato e come sto facendo adesso con Ylenia, che accompagnerò lì dove il viaggio si è troncato a metà dopo l’incidente del 2009 in Bolivia.

E’ tutto simbolico a dire il vero. Almeno per me.

Il Peru è uno dei paesi più belli al mondo da fare in moto, ci sono delle strade asfaltate qui che non esistono da nessuna altra parte. Costruite fra le nuvole e completamente asfaltate con un manto nuovissimo di sole curve e cambi paesaggistici da farti rimanere a bocca aperta. Se poi ci sommi le delizie culinarie, i monumenti stori e la varietà del paese fra l’est e l’over il sud ed il nord, puoi dire che il Perù, assieme a Cile e Bolivia hanno una ricchezza che in moto si moltiplica all’ennesima potenza.

Rivisitare quelle bellezze con Ylenia è uno stimolo a rifare per l’ennesima volta la Valla Sacra ed il salare di Uyuni, ma soprattutto il fatto di andarci con la mia moto invece che con una R1200GS dell’azienda per cui ho lavorato, fa il suo bell’effetto.gionata nencini, partireper.it, honda transalp, peru, felpa

Per cui eccoci sfrecciare un po’ annoiati fra i dirizzoni che tagliano il deserto precostiero delle spiagge del sud. Passiamo per la bruttissima Tacna e poi saliamo e scendiamo fra i tornanti del deserto arido e roccioso di Moquegua. Qui è dove la parte bella inizia davvero, specialmente quando avvistiamo la cittadina Moquegua da lontano e manifesto a Ylenia tutta la meraviglia che questo posto ogni volta mi suscita.

E’ come farsi 180 km di asfalto in mezzo ad una distesa liscia e monotona di sabbia per poi scendere in una oasi irrigata da un piccolo fiume in cui la vegetazione è rigogliosa ed il verde dell’erba intensissimo, dando da mangiare a vacche, maiali e offrendo del nobile lavoro a contadini ed agricoltori. Un battito di ciglio, 5 km appena e l’oasi scompare alle nostre spalle riportandoci nel mezzo di sabbia e rocce e pietre.

Ce l’hai fatta a scattare una foto Yle?

Non lo so, con il casco non riesco a vedere dove punto con l’obiettivo.

gionata nencini, partireper.it, honda transalp, peru, felpaE’ un posto proprio unico, bello ed insolito al punto da farti dire che ci vorresti vivere. A fare cosa poi nessuno lo sa.

Inizia la parte divertente in cui la strada si stringe ed inizia a salire fra tornanti scavati fra le rocce e a valle la presenza di un piccolo canyon che si allunga a vista d’occhio. Ci Stiamo avvicinando al mare e vista la bella giornata ci sarà un bel riflesso ad accompagnarci.

Arrivati allo svincolo principale con Arequipa ci fermiamo per una breve sosta pranzo in una piccola osteria locale. Senza pensarci troppo ci sediamo, invitati anche dagli altri commensali presenti e chiediamo la zuppa del giorno per poi continuare con il pollo con riso.

Andando al bagno però non posso fare a meno di notare che la cucina è uno schifo e che il bagno è un cesso messo nel pollaio e protetto dalla vista di tutte le galline ed i proprietari da un telo di nylon vecchio e fatto a pezzi.

Mangiamo in fretta senza pensarci troppo e vinti dal calore afoso della giornata ci mettiamo in sella di nuovo, considerando che se vogliamo arrivare a Nasca ci mancano ancora 600 km.

Proprio quando cominciavamo a lamentarci del caldo eccessivo avvistiamo l’ultimo poggio oltre il quale apparirà la linea costiera, entro in piega un paio di volte e già non ci vedo più dalla fitta nebbia. Rallento considerevolmente, controllo la temperatura e dai 37 gradi adesso siamo passati a 17 con l’umidità della nebbia che penetra sotto la giacca e nei guanti e la visibilità ridotta sulla visiera.

Ma che cazzo di clima è questo?

Il freddo si prolunga talmente tanto che durante la sosta benzina decidiamo di prenderci un caffè caldo e mettere nello stomaco un paio di biscotti. L’umore è già cambiato, il cielo è grigio, la città deserta, il mare gionata nencini, partireper.it, honda transalp, peru, felpatriste e adesso non ci rimane che avanzare in silenzio, senza foto e senza video fino a Nasca che ancora sta a 500 km. Sono le 15:00 e non so fino a quando avremo luce, ma questo è il primo giorno, siamo pieni di energie e se dobbiamo dormire di notte per arrivare a destinazione lo faremo.

Durante il viaggio dormiremo praticamente sempre in tenda, ma questi primi due giorni sono prefissati per poter arrivare a Ollantaytambo il 6 di Agosto affinché Ylenia possa vedere MachuPichu. Io che l’ho già visto approfitterò di farmi un giro a Tambo Malaga a 4700 metri di altezza e trascorrere il resto del giorno facendo una piccola manutenzione di base. Per cui, per niente scoraggiati dai km che mancano avanziamo fino a sera tra le curve a picco sul mare di questa parte di costa che, in un giorno di sole, non avrebbe fatto mancare le belle panoramiche che ricordo aver visto qui l’anno scorso durante il Dakar 2012.

Arriviamo a Nasca a notte inoltrata, tipo 21:30, con un certo appetito, freddo ed anche una certa voglia di celebrare l’arrivo prefissato. Prendiamo una stanza in un albergo e ci andiamo ad abbuffare in un ristorante in cerca di una cena come si deve!

In fondo in fondo ce lo meritiamo!

 

 

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