Moto Tendata 2019
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Italia: In Moto – Argentina e Cile 2

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Raggiungere Ushuaia, guardarmi alle spalle e vedere l’Alaska a 28000 Km di distanza, è un po’ come prendere la rincorsa prima di arrampicarmi su di una pendenza boscosa. Le probabilità di scivolare e sbucciarmi un ginocchio ci sono quindi meglio andarci piano.

E poi io sono partito per viaggiare, non per arrivare. Che fretta ho?

Non avendo preparato questo Tour Panamericano con una guida o mappa dettagliata, pratico la filosofia del "finché c’è strada c’è speranza". I km di deserto in Australia mi hanno fatto da buona scuola ed il mio concetto di "strada" non dipende più dalla presenza o meno dell’asfalto, bensì dalla mera capacità di avventurarmici con la moto a pieno carico.

Una cosa è certa: quest’anno non sono solo come negli anni precedenti.

Avvistare un moto viaggiatore in Siberia o nel sud est Asiatico mi era stato quasi impossibile. Trovarmi davanti ad Angelina in Vladivostok o la tenera Linda in Malesia, erano per me momenti di vera celebrazione.

In Argentina di solo riders ne vedo almeno un paio al giorno e le comitive di 7 – 15 caschi in sella alle proprie puledre, sono presenti ad ogni sosta doganale.

La sensazione che questa orgia motorizzata mi suscita è la stessa che proverei al sapere che mia sorella minore frequenta un uomo: sono felice per lei, ma medito diffidente sulle buone intenzioni del ragazzo. Mi sento protettivo, ecco come mi sento.

Così il tedesco che mi dice "tutti dicevano di non andare in Colombia ed invece ci ho trovato le persone più cordiali del mondo" lo saluto con un abbraccio di approvazione ed il tipo che blatera contro l’inefficienza Argentina quasi come l’avessero obbligato a venirci, non riceve altro che la mia indifferenza.

La moto è solo uno dei mezzi più belli per conoscere il mondo, ma la scoperta sgorga da una passione insita nel cuore, non nei componenti del motore.

La Ruta 40 appare su gli adesivi di tutte le stazioni di servizio e spacci alimentari in cui entro. Chiedo all’ennesimo solo rider che incontro e scopro che uno dei motivi per i quali sono in centinaia a raggiungere la Patagonia in moto è proprio per attraversare questa lunga dorsale sterrata che risale la cordigliera delle Ande.

Ci cadono quasi tutti sulla Ruta 40 – dice il solo rider – qualcuno è pure finito all’ospedale.

Imbocco la Ruta 40 con le Metzeler Tourance, un problema consumi e tre bottiglie di plastica piene di benzina, per far fronte agli 800 km sterrarti senza stazioni di servizio.

C’è solo una pista strettissima di ghiaia piana ed ai lati quei pericolosissimi mucchi di sabbia e terriccio che causano le cadute più brutte. Non sarebbe un problema seguire dritti a 120 km/h ed arrivare a destinazione felice ed illeso se non fosse per quelle raffiche di vento così forti.

Per rinnovare l’allegria, mi faccio una buffa caduta a 40 km/h in una pozza di fango in cui le mie gomme patinano come su una lamina di ghiaccio (http://www.youtube.com/watch?v=APyunlNrzwMhttp://www.youtube.com/watch?v=APyunlNrzwMhttp://www.youtube.com/watch?v=APyunlNrzwMhttp://www.youtube.com/watch?v=APyunlNrzwM ).

Arrivato in Perito Moreno, passo cinque giorni con Miriam Orlandi, anche lei partita in solitario da Buenos Aires e adesso ferma per problemi al cardano della sua vecchia Bmw. I mesi di preparazione l’hanno spesso portata a consultare www.Partireper.it, il che mi inorgoglisce e da un senso a tutto l’entusiasmo che pongo nella pubblicazione online del mio viaggio.

Ma adesso è ora di fare il salto di qualità e, secondo le dicerie, proseguire verso nord lungo la Patagonia cilena della Ruta 7 – Carretera Auastral, vale veramente la pena!

E, chiunque me l’abbia detto, aveva ragione. La Carretera Austral che porta da O’Higgins a Chaitén è uno dei posti più belli che io abbia mai visto. Lo sterrato è ben curato e gradevole. Gli animali gremiscono la vegetazione splendente e vergine di questa terra fredda ed i colori azzurro e verde sovrastano questo paradiso incontaminato.

E non c’è un filo di vento!

Mi innamoro così tanto che non faccio più di 100 km al giorno e pernotto in tenda nei posti più suggestivi, consumando una zuppa calda o un panino.

Arrivato a Manhuales durante un giorno di intensa pioggia, decido di piazzare la mia Quechua 2 secondi sotto un ponte, accendere un fuoco, asciugare il mio equipaggiamento e andare in città (a 20km dal ponte) in cerca di una bella bistecca da cuocere allo spiedo.

Sarà uno spasso – penso tra me e me già immaginandomi in mutande davanti al falò.

Al mio ritorno, incredulo, mi metto le mani nei capelli.

La mi tenda e tutto il mio equipaggiamento da camping (in pratica la mia casa) è sparito.

Però altre cose di valore sono rimaste dove le ho lasciate. Cosa vuol dire tutto questo?

All’improvviso il mio entusiasmo si spegne e comincio a sentirmi freddo e bagnato fradicio.

BOX

Per ovviare al problema consumi, Max ha previsto un restauro e messa a punto del motore/carburatore ed anche l’aggiunta di un un serbatoio maggiorato. Il mercato offre grandi opzioni, come prodotti aftermarket di grande qualità, ma i prezzi sono spesso proibitivi.

Ad oggi, dopo 3 mesi dal lancio del Progetto Motato e la spedizione della moto a Milano, molti marchi affezionati al mio viaggio, hanno offerto un contributo equipaggiando la mia Transalp con i loro prodotti.

Se hai voglia di condividere le tue conoscenze in fatto di modifiche moto e componentistica specifica per il moto viaggio, scrivimi.

Nella foto, uno dei prototipi su base Transalp 600 realizzati da Max di Motato. Questa versione Ape aggiunge all’affidabilità di una Transalp di base anche un doppio freno a disco anteriore, disco posteriore, musetto rialzato, paramani chiusi, steli rafforzati, plastiche semplificate per gli interventi di manutenzione.

Vuoi aiutarmi a trasformare la mia TA in una moto da viaggio?

Tutte le info ed i contatti qui: https://www.partireper.it/progetto-motato/

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