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Tour TranSiberiano, Slovenia

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Da: http://www.ilreporter.com/partire-per/tour-transiberiano-slovenia

 

 

 

Abstract:

Un viaggio nel mondo in moto, su una Honda Transalp del 1987 e con 2200 euro in tasca. Non sono un motociclista, non sono un meccanico. Sono un viaggiatore e questo è il racconto della Slovenia, paese visitato nel 2005, durante il Tour Transiberiano.

Testo:

Nemmeno un timbro sul passaporto e sono dentro. La ragazza alla dogana mi lascia entrare con un sorriso ed io mi avventuro nella buia strada costiera che riconosco dal mio precedente viaggio del 2002. Voglio dormire esattamente dove avevo dormito allora, ma la costa sassosa oggi è sommersa dal mare e così mi rintano nella macchia.

Monto la tenda per la seconda volta, ma lo faccio al buio. Giusto perché se non faccio le cose a modo mio non sono contento. La moto cade simpaticamente in un tratto fangoso e così, scivolando nella mota e vinto dal peso mai testato della moto a pieno carico, urlo ai santi la mia prima parolaccia. Non mi sente nessuno eccetto un cane che dalla macchia mi abbaia furioso.

Dopo poche ore di serenità inizia un concerto di vento e pioggia ed io che non ho teso i tiranti e sono troppo pigro per farlo adesso, schivo le pozze d’acqua che si formano nella tenda assumendo la posizione di un serpente. Al mattino contadini camminano lungo il sentiero e non si azzardano a salutarmi. Devo avere un brutto aspetto. Occhi rossi e l’odio in corpo.

Un pasto costa poco se ti arrangi con un panino. Così ritrovo il buon umore mordendo un sandwich delle dimensioni di una tartaruga e mi rimetto in marcia. La Slovenia, lungo le strade nazionali di campagna, è così bella e calma che quasi mi innamoro. Da amante degli animali, mi fermo dieci minuti ogni volta che vedo mucche al pascolo. Faccio foto, scambio due parole con i bovini, cerco di toccarli o imboccarli. Poi quando una macchina passa mi ricordo dei chilometri che mi aspettano e sono di nuovo in sella.

Lubiana è la prima capitale che tocco. Ai miei occhi appare come una città. Ci sono case, auto parcheggiate, negozi, centri commerciali, fermate dell’autobus e tante persone che si dirigono nella stessa direzione, ma che non si parlano o che non interagiscono. Nella campagna invece, appena ti fermi, la gente si fa avanti e ti chiede da dove vieni e cosa fai lì.

Sanno tutto dei dintorni ed ogni mia domanda è più che degna dell’interessa di chi rallenta la sua marcia per concedermi il suo tempo. Si parla di cose specifiche oltre che generiche. Ecco perché la mia unica domanda ad un passante appena entro in Lubiana, mi spinge a farmi uscire da Lubiana al più presto.

Non che non ci siano cose interessanti da vedere. Ma la vita in città per me ha un costo che non posso permettermi viaggiando come faccio. E non è altrettanto accessibile come lo è la campagna e quel tatto umano che la caratterizza.

Ricordo con gioia studiare i cartelli stradali della campagna e cercare di decifrarli. Ricordo le mucche, la loro curiosità e benevola presenza. Come facessero da presenza immutabile a tutto il mio tragitto in Slovenia. Ricordo il freddo di Maggio al mattino e la temperatura mite nel pomeriggio quando il sole tramonta ed i chilometri scorrono senza fatica. Ricordo la Croazia apparire sempre più vicina sulla mappa e rendermi conto che una volta uscito dalla Slovenia, sarò veramente in viaggio.

Lontano dai posti che conosco e dentro la totale scoperta del mondo, con i miei occhi.

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