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Tour TranSiberiano, Serbia

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Da: http://www.ilreporter.com/partire-per/tour-transiberiano-serbia

 

 

 

Abstract:

Un viaggio nel mondo in moto, su una Honda Transalp del 1987 e con 2200 euro in tasca. Non sono un motociclista, non sono un meccanico. Sono un viaggiatore e questo è il racconto della Serbia, paese visitato nel 2005, durante il Tour Transiberiano.

Testo:

Ricordo la Serbia a fine serata, quando il telegiornale parlava dei conflitti nel 1990. Serbia, Bosnia, Kosovo. Sono tutti nomi che nella mia ignoranza ed inconsapevolezza rimandano a qualche sommossa, guerriglia, battaglia, guerra, massacro. Entrarci in moto da solo, a 21 anni non porta che agli occhi l’evidenza dei fatti correnti ed i ricordi delle persone che la abitano e che hanno vissuto il conflitto in prima persona.

Nonostante questa premessa, non mi addentro in problematiche storico politiche e sociali.

La mia traversata non ha niente a che vedere con tutti i documenti e le ricerche che si possono ottenere gratuitamente da ogni fonte on line e che istruiscono meglio di quanto io sappia fare, riguardo le cause, i motivi e gli effetti della guerra. Parlerò solo del grande onore ed il senso di fratellanza che i serbi mi hanno concesso ed insegnato.

Della grande armonia che si respira fra loro anche parlando di tragedie passate e della grande energia che trasuda dalle loro storie. Anziché ricoprirsi di disperati vittimismi, i serbi parlano della guerra come uno dei momenti più intensi della loro vita e più eroici.

Un momento in cui si poteva morire ogni giorno ed in caso contrario si dava valore ogni giorno di più alla vita che era concessa.

Durante una delle soste notturne in Berane, mi ritrovo a disegnare vignette alla proprietaria del ristorante per chiederle se posso montare la tenda sotto la loggia del suo stabile. L’uomo dalla voce grave che assieme a me riempie il locale, si diverte a gesti nel convincermi che se sto andando in Kosovo, là troverò chi mi taglierà la testa.

Berane di notte è gelida. Zaghy, un cane randagio, si accuccia accanto alla tenda e mi fa la guardia. La mattina giochiamo assieme e ci rincorreremo giusto per salutarci nel più dignitoso dei modi. A tratti montuosa, la Serbia mostra dei tratti infinitamente sperduti per poi discendere in villaggi verdi con bellissimi pareti rocciose che aprono la via ad un fiume.

Il fatto eclatante accade di domenica, in un piccolo paesino di villeggiatura che i serbi sembrano gremire durante il fine settimana. Ci sono tre bancomat e nessuno di essi ha il circuito visa. I presenti mi accompagnano a piedi anche in banca, ma è chiusa. Io non ho contanti per fare benzina e la carta non mi permette di pagare al distributore. Non siamo a Milano del resto.

Dopo un giro di telefonate, la ragazza che si è presentata come grande fan dell’Italia, dice che vuole ricambiare gli aiuti che a Torino ha ricevuto da parte degli italiani. Spiccia qualche parola in serbo ai presenti e in pochi minuti, dalle tasche dei 22 presenti, escono monetine da un euro che mi vengono offerte per aiutarmi a pagare questo pieno benzina.

Me ne vado con un malloppo di 22 Euro in spiccioli, faccio benzina e sono di nuovo in strada diretto verso il Kosovo. Secondo questi nobili locali, il Kosovo non è il luogo in cui sarò seppellito, ma sarà un piacevole soggiorno, visto che la situazione sembra adesso essersi stabilizzata.

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