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Tour TranSiberiano, Italia

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Da: http://www.ilreporter.com/partire-per/tour-transiberiano-italia

 

 

 

Abstract:

La partenza per il Giro del mondo in moto. In tasca 2200 euro e nelle valigie, tutto quello che a parer mio, rappresentava il peso della libertà. Quel peso che sarei andato via via alleggerendo, con il maturare della sana certezza secondo la quale il consumismo ci ha resi padroni del superfluo.

Testo:

Erano bastate le pagine di “Sulla strada” a mettermi in viaggio a 17 anni, con sulle spalle uno zaino e 200 mila lire in tasca. Avevo scoperto un’Italia come non la si legge nei libri di scuola o come non te la raccontano i genitori, quando ti parlano ispirati dalle proprie apprensioni. Per assurdo io dell’Italia non sapevo niente, ed era per quello stesso motivo che volevo scoprirla in viaggio.

L’anno successivo, nel 2002, ero pronto per il mio secondo viaggio con già sei mesi di anticipo. Avevo 18 anni, stavo per diplomarmi ed avevo comprato una vecchia mountain-bike per completare il mio giro d’Italia iniziato l’estate precedente. Sul portapacchi una chitarra acustica ed in tasca 150 euro. La libertà, se era quella, non poteva che sembrarmi leggera ed alla portata delle mie tasche.

Tuttavia non era il miraggio della libertà o felicità assoluta a motivare i miei viaggi. Io viaggiavo in cerca di verità e di quelle consapevolezze che potessero rendermi padrone del mio tempo e capace di vivere in base alle mie necessità. Il tutto in relazione non solo a me stesso, ma anche a chi coabita questo pianeta di cui, fino a quel momento, non avevo che un concetto televisivo.

Quando decisi di partire per il Giro del mondo, in realtà non sapevo nient’altro se non il nome che attribuivo alla mera intenzione di partire. Il mondo è così grande che ogni tentativo di organizzare un itinerario, pianificare un percorso o tracciare l’andamento del mio viaggio, mi appariva come l’astratta illusione di prevedere il futuro. E poi, diciamocelo, un’avventura senza imprevisti, che avventura è?

Così l’8 Maggio 2005, a 21 anni, partivo per il Giro del mondo in moto, in sella ad una Honda Transalp del 1987 che avevo comprato di terza mano per 800 euro. In tasca 2200 euro e nelle moto valigie, tutto quello che a parer mio, rappresentava il peso della libertà. Quel peso che sarei andato via via alleggerendo, con il maturare della sana certezza secondo la quale il consumismo ci ha resi padroni del superfluo.

Partivo da Firenze con una tenda da campeggio, ma senza visti di ingresso. Mi ero dotato di un fornellino a gas, ma non avevo la patente internazionale. Portavo la mia chitarra, ma non un GPS. Mi ero equipaggiato con una scatola di cerotti, ma non avevo stipulato un’assicurazione sanitaria. Avevo inoltre incluso nel carico una bottiglia d’olio d’oliva, ma avevo dimenticato di richiedere un Carnet de Passage per la moto.

Partivo inoltre senza alcuna conoscenza meccanica o senza la ben che minima esperienza motociclistica. Avevo comprato una macchina fotografica, ma non avevo comprato una mappa. Però di fronte allo scetticismo dei presenti, venuti a darmi il saluto di inizio, la persona più motivata e convinta della mia scelta, ero comunque io.

Così sventolo la mano al cielo, con familiari e curiosi che ricambiano il mio saluto. La moto sbanda e una piccola folla di motociclisti mi segue a passo lento mentre inizio la mia marcia verso Trieste, da cui uscirò ufficialmente dall’Italia due giorni dopo la mia partenza.

Curioso pensare di ritornare in Italia fra una decina d’anni, magari da Ovest, direzione opposta in cui sono diretto adesso.

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