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Tour TranSiberiano, Croazia

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Da: http://www.ilreporter.com/partire-per/tour-transiberiano-croazia

 

 

 

 

Abstract:

Un viaggio nel mondo in moto, su una Honda Transalp del 1987 e con 2200 euro in tasca. Non sono un motociclista, non sono un meccanico. Sono un viaggiatore e questo è il racconto della Croazia, paese visitato nel 2005, durante il Tour Transiberiano.

Testo:

E’ troppo freddo e troppo tardi quando entro a Zagabria. Sono stremato dai chilometri percorsi e la capitale, mi appare di nuovo un centro urbano da cui fuggire. Ma mi arrendo.

Chiedo in giro i costi degli alberghi, ma il prezzo inverosimile mi ricorda che nel 2001 e nel 2002, in viaggio in autostop e bicicletta, ero solito dormire all’aperto anche in grandi città.

Non so perché mi sia balenata in testa l’idea di pagare 30 Euro per una notte in albergo, quando con la stessa cifra ci viaggio quasi una settimana.

Nel parco pubblico che addobba la zona diplomatica o non so che, stendo la mia stuoia e senza montare la tenda per non dare nell’occhio, tenere sotto tiro la moto e avere un quadro della situazione in caso di presenze, mi infilo nel sacco a pelo e buona notte.

Mi sveglio alle 10, con un cane che annusa le mie scarpe, il padrone che siede su una panchina poco più in là e il traffico cittadino che affolla le strade.

Riparto verso la costa con in corpo un panino. Una volta arrivato alla costa ritrovo una serenità che la città mi aveva portato via. Il mare ha sempre fatto da sfondo ai miei viaggi. Da in qualche modo la direzione e la protezione che a me sono congeniali. Nel mare mi posso lavare, mi posso accampare e posso confortarmi osservandolo senza sentirmi solo.

Tocco varie città che salto a piè pari, fino a quando guidato da qualcosa che sembra essere istinto, arrivo alla città di Makarska e faccio di tutto per oltrepassare la macchia che oscura la presenza del mare. Quando trovo il mare oltre gli alberi trovo anche un atollo abbandonato con una pineta tutta per me, un tavolino di pietra e una spiaggia di sassi bianchi che abbraccia un mare piatto e trasparente.

Sono nudo per 4 giorni, con una minima scorta di viveri e acqua. Faccio la vera vita del cavernicolo ed accolgo i visitatori accidentali con una serena indifferenza. Scoprirò il giorno della mia partenza che accampavo in una spiaggia nudisti. C’è una prima volta per tutto, credo. Del resto nasciamo nudi, e l’uso dell’abbigliamento l’abbiamo inventato noi.

Vestirsi e coprirsi, secondo me, non sono la stessa cosa!

Il gelato e le persone, qui in Croazia, vantano della medesima bontà e disponibilità. Il gelato è ovviamente a buon prezzo, l’interesse dei locali, un privilegio. Mi parlano in inglese e tedesco. A volte francese. Ed io sono lì che ascolto con in testa la solita domanda: “Perché sudo tanto ed è così difficile mantenermi pulito in viaggio?”

Lungo tutta la Croazia indosso l’equipaggiamento invernale, montando perfino le moffole e non faccio la ben che minima manutenzione alla moto, fra cui tendere la catena e rabboccare l’olio motore. E’ evidente quali siano le mie priorità, alla moto ci penserò quando si rompe. Servirà una improvvisa caduta sullo sterrato a farmi rinsavire, proprio in prossimità del mio ingresso in Montenegro.

Ricordo di essere fuggito da Zadar, perché era sabato e tutti erano ubriachi ed io me ne stavo tranquillo avvolto dal mio sacco a pelo rannicchiato sotto la scala d’emergenza di un centro commerciale.

Ricordo il gelato croato ed accamparmi su una parete a picco sul mare e discenderla al mattino per farmi un bagno.

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