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MotoCorse.com: Grecia

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Città toccate durante la traversata in Grecia: Thessaloniki, Katerini, Larisa, Volos, Lamia, Thivai, Atene, Korintos, Patrasso, Kardhitsa, Trikala, Kalabaka, Grevenà, Kozani, Ierissos, Kavàla, Xanthi, Komotini, Peplos.

greece_05 La Grecia di notte oltre la dogana é silenziosa e senza colori.
Le persone sono irresistibilmente familiari allo stile di vita italiano ma parlano un lingua così nuova.
Imparo a decifrare alcune lettere greche per divertimento e grazie ai casuali curiosi che circondano la moto ogni sera, instauro conversazioni utili ad arricchire il mio vocabolario di colorite parolaccie.
Si dice che italiani e greci abbiamo una faccia ed una razza.

Sotto certi punti di vista li trovo molto ospitali, ma con il mio viaggiare e trascorrere le notti lontano dalle citté, le occasioni per socializzare si riducono.

Arrivato a Salonicco mi viene detto che i giorni di tempesta che mi accolgono non si manifestano in Grecia da 15 anni.

Stremato dal ritmo sballato del viaggio dormo in spiaggia, poi alle stazioni di servizio ed anche fra le scatole di cartone reciclato.

I 540 km che separano Salonicco da Atene sembrano così tanti e mi prefiggo di coprirli in 3 giorni.
Così, rallentato dalla pioggia e dalla stanchezza distribuisco tutti i chilometri durante l’arco di tempo previsto.
Atene é bella come la immaginavo, ma afosa come credevo fosse l’Africa d’estate. Il caos, il traffico e la maccaronica vita greca sono congestionanti.

Unico fattore curioso, sembra che Atene mi appaia familiare da subito e me la giro in lungo ed i largo senza mappa da subito, accampandomi qua e la.

D’accordo con Alexandros, un giornalista de l’Efterotipia, concordo la data per un’intervista e passo una greece_48 settimana accampandomi ogni notte in cima al colle Lycovithos, dove circondato da fidanzati, spettatori di concerti con vista, gruppi di amici che si sfidano in testa coda e coppie che copulano nelle macchine parcheggiate vicino a dove dormo, imparo il mio greco e mi confronto con la solitudine più disarmante mai provata.

Questa é la città. Le persone la vivono e si divertono nel sociale ed io che ancora mi comporto orgogliosamente, sono lasciato fuori e cerco consolazione nella composizione del mio giornale di viaggio.
Imparerò molto più tardi, grazie all’italianissimo Pietro, come tirar fuori la mia vena umile e coinvolgente.
Quella che quando non viaggio mi rende la persona che sono. Circondata di amici e di buona compagnia.
Il viaggiare invece sembra tirare fuori da me un lato che non si manifesta a casa.

Un lato irrequieto che si perpetua con la mera aspettativa che gli altri si interessino a me e mi diano la priorità su il loro presente solo perché sto viaggiando e sono di passaggio nella loro città.
Sono tutte brutte convinzioni, che con la violenta e cruda realtà degli eventi ed una solitudine che si prolunga per troppo tempo, ha cambiato me ed il mio viaggio in meglio.

La Grecia mi piace. Mi piace la gente, il cibo, le donne, lo spirito con cui prendono le cose poco sul serio.
Così la giro in lungo ed in largo.
Da nord a sud , da sud a nord.

Arrivo fino a Patrasso dove molti dei motociclisti italiani e stranieri arrivano da Ancona via ferry.
Tutti i curiosi si meravigliano nel sapere che vengo dal nord, attraverso tutta l’ex Yugoslavia.
Ritornando ad Atene per l’intervista trovo ospitalità per 4 giorni da Kostas che lavora alla redazione come guardia del parcheggio.

Vengo straviziato e sfamato come non mi capita da quando sono partito.
Dopo l’intervista, in cerca di compagnia vengo invitato a cena da una ragazza californiana di 25 anni con la sua famiglia che incuriosita dal mio viaggio in moto mi invita fuori per la cena.
Pesce fresco nella zona lussuosa di Atene, dove per 4 teste, il padre di famiglia spende 500 euri, più di quanto io abbia fino a quel momento speso mensilmente come media.

Diciamo che con la sua cena io mi ci ripago 2 mesi e mezzo di viaggio.
Risalendo verso Salonicco e mirando la Turchia, attraverserò tutta la campagnia greca, facendo una scalata di 3 giorni fino alla vetta più alta del Monte Olimpo (2911 m).
E’ un tipo di solitudine diverso, quella che provo in vetta ad una montagna e lungo i due giorni che impiego per raggiungerla.

Il silenzio che avvolge le vette del Monte Olimpo é reale, autentico e pieno di vita.
Mirare lontano dove l’orizzonte mostra i profili offuscati delle città in cui mi districavo dal traffico, rende la mia circostanza anche più intensa.

Trovo neve sulla vetta e ne sciolgo un po’ per preparami un piatto di pasta.
Dormo in un rifugio che puzza di cherosene e umidità ed ancora chiudo gli occhi avvolto dal totale silenzio.
Per una prima vera volta, sento che anche la mia mente ed il mio corpo non esitano a tacere.

greece_52 Ricordo così tornare al livello del mare con la sensazione di esserci stato lontano per tanto tempo.
Ricordo gli ultimi chilometri verso nord est, verso la dogana turca che tanto mi spaventava.
Ricordo una notte in spiaggia davanti ad un falò e la luna piena che riflette nitida nel letto nero e liscio del mare a mezzanotte.
Ricordo feta ed insalata offertami da tutti i locali in villeggiatura a cui ho chiesto indicazioni.
Ricordo la mia sosta a Peplos, al confine con la Turchia, circondato dagli abitanti del piccolo paese e viziato dalla mattina a sera, godendo della loro compagnia e dei pasti che mi hanno offerto.
www.partireper.it

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