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3 Dicembre 2009

3 Dicembre 2009

3

 

Ho dormito benissimo e festeggio il risveglio facendo lo scemo con la telecamera.

Di punto in bianco, dal bosco esce un camion con a bordo una ragazza che mi fissa perplessa. Ho una banana in mano e con la bocca piena faccio ciao con la mano.

Quando la tenda e tutto il resto sono pronti sulla moto, reinizia a piovere e cosí posticipo il controllo olio e mi avvio sotto l´acqua in cerca di un posto al riparo in cui fare colazione.

Lo trovo dopo 30 km di pioggia e sono mezzo.

A servirmi c´e´una ragazza che riserva per me le classiche attenzioni che hanno riservato le commesse che mi hanno servito nei giorni passati. Mi fa delle domande che non capisco e sorrido dicendo di si.

E´un modo di interagire con i locali che mi affascina. Filtra ogni scambio verbale con il semplice ausilio delle apparenze.

Bevo due caffé, ma piove ancora.

Controllo l´olio e mi rimetto in marcia, non importa se piove. Devo arrivare a San Paolo e mancano piú di 3000 km.

Il sole non riappare, ma la pioggia smette un´ora dopo. Io sono un lago ma le seguenti tediose ore di guida mi asciugano completamente, lasciando bagnati solo i miei piedi e gli stivali.

Arrivo a Cuiabá a notte fonda. Sono stanco morto e negli ultimi 15 km reinizia a piovere.

Eh no!

A letto bagnato non ci vado

Mi infilo in una stazione di servizio, ceno, parlo con la gestrice e decido che e´meglio fermarsi lí. Quando pago il conto lei mi dice che posso mettere la tenda sotto al portico e che ci sono le docce gratis.

Bene, bene, bene….

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