In Moto: Cile 4

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Il bello di scrivere per In Moto è che fa viaggiare voi e me. Nei mesi in cui lavoro per pagarmi le riparazioni alla moto, mi faccio assorbire dalla routine casa lavoro e quello che mi aiuta ad allentare la presa è proprio rivivere nella mia mente i momenti avventurosi che trascrivo qui.

Dopo 4 anni di viaggio e 180000 km in sella ad una Transalp, sono arrivato ad una conclusione: io me le vado sempre a cercare.

E’ una condizione del mio carattere e non posso farci niente. Se mi dici quale è la meta del viaggio, da dove passare e dove dormire, mi annoio a morte. Se invece mi dai carta bianca è molto probabile che mi perda, che mi infili dove era meglio non infilarsi e che rischi pure di lasciarci le penne (se non la moto).

Quando accade, sono io il primo a mettersi le mani fra i capelli e dire: ma chi diavolo me l’ha fatto fare??”, però una volta lontano dal pericolo, mi sovrasta il rimpianto per i km difficili.

Quando sei positivo non è difficile attirare a te cose e persone positive. E’ una reazione a catena!

Così passo una notte di fuoco con una cilena conosciuta due ore prima in un supermercato di periferia e la notte dopo in casa delle cameriere di un piccolo ristorante di porto.

Tutti vogliono sapere, tutto vogliono capire.

E se da una parte divulgo i segreti più preziosi del mio stile di vita, dall’altro rubo informazioni e capto l’essenza del modo di vivere di chi mi ospita.

A Copiapò un cartello dice Passo Andino di San Francisco – prossima stazione di benzina a 470 Km. E dato che me la vado a cercare, non esito ad avventurarmici.

Non mi rendo ancora conto che la mia moto ha un’autonomia di 180 km (a causa di problemi mai risolti) e che oltre i 4000 mt la temperatura scende sotto i 40°.

I doganieri cileni, al vedermi arrivare, mi obbligano a dormire con loro: ti possiamo anche lasciare accampare fra monti con la tua tendina – dicono – ma una volta che ti addormenti non ti risvegli più (ipotermia).

Uno dei doganieri si lascia scappare che a 30 km, inizia il sentiero diretto alla vetta del Ojo del Salado (vulcano più alto del mondo. 6981 mt.)

La mia logica suggerisce che: la moto è stracarica, il clima è freddissimo, l’ossigeno è rarefatto, il luogo è desolato, la zona è impraticabile, la carburazione è compromessa e le ruote che monto (Anakee) sono inadatte per la guida su sabbia. La mia conclusione è quindi la seguente: portiamo questa vecchia bagascia a 6980!

A 2 km dalla vetta, impossibilitato a continuare oltre, una bufera oscura il sole delle 17 ed inizio a spaventarmi sul serio. Ritorno a tutta velocità sui miei passi e cadendo su una pietra interrata nella sabbia, cado di lato e sbriciolo le carene, radiatore e ventola. Quando raggiungo la dogana Argentina in cerca di aiuto per la notte, racconto la mia impresa ed il commento che ricevo é: hai rischiato di morire lo sai?

Scendo a bassa quota, ma passata una settimana, sento la mancanza di quella dose adrenalinica cui vado inconsciamente in cerca.

Diretto ad Antofagasta de la Sierra, con sbalzi di altitudine fra 3400 e 5000 mt, mi rendo conto troppo tardi che sono rimasto a secco a centinaia di km dalla civiltà. Accetto il passaggio di uno sconosciuto, lascio la moto incustodita per 8 ore in mezzo di strada (con tutto l’equipaggiamento sopra) e faccio il mio ritorno a notte fonda con una tanica di benzina da 20 litri. Incredibile ma vero: la moto è ancora lì, intoccata. Se non me la cerco io…

I km verso nord continuano e mi portano fino a San Pedro de Atacama, che ai miei occhi appare come un orribile oasi turistica nel mezzo del deserto. Muoio di freddo accampandomi nella Valle della Morte (http://www.youtube.com/watch?v=KKcZh3ylk5Y) e mi pento di aver preso più volte a calci la moto per problemi di carburazione dovuti ad un filtro aria negligentemente lasciato sporco dal sottoscritto.

La quota si abbassa e la temperatura ritorna nei limiti umani. Ad iquique trovo Ignacio, un nuovo amico che mi ospita a casa sua, ma nessun traccia di un filtro dell’aria per Transalp. Trovo invece l’amore. Lei si chiama Paola, mi invita a stare con lei per un po’ e scatta il colpo di fulmine.

Ma non è tutto oro quel che luccica…

BOX

E’ iniziato tutto il 25 Febbraio, quando la mia famiglia ed io ci siamo rivisti dopo 5 anni dalla mia partenza. Mia sorella Eleonora è dovuta mancare e così mi ha fatto portare in regalo una maglietta con stampato sopra il logo di Partireper.it

In uno dei miei tanti video, la maglietta è stata notata dai miei lettori ed è scoppiato il finimondo:

Giancarlo: Ciao Gionata,sono Giancarlo da Salerno. Ho bisogno di una di quelle magliette con scritto partire per. Dove le trovo?

Alessandro: Ciao,Gionata, sono Alessandro dalla provincia di Ascoli Piceno,volevo sapere come fare per avere una delle tue magliette, fammi sapere,ciao grande…

Con un sondaggio mi sono sorpreso nel constatare che il 98% dei miei lettori era interessato e che dopo il lancio, in meno di trenta giorni sono state acquistate 90 magliette dall’Italia e dall’estero!

Con parte del ricavato, finanzierò le riparazioni alla mia Transalp (attualmente da Motato per un restauro!).

I loghi sono stati disegnati da Michele Moricci, il sistema di acquisto e spedizione è ideato da Michele Mentucci ed i testi sono i miei.

I lettoti di In Moto che mi seguono sono già tanti e le magliette sono un modo colorato di divulgare il verbo Partire per e supportare i 200000 km restanti.

Grazie a tutti: http://www.partireper.it/gingilli-partireper/

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