Penso che tu non abbia guardato
aldilà della siepe
per trovare nei miei occhi
uno sguardo di consenso
che,
assieme a quelle ch’erano state le mi promesse
t’avrebbe dato in dono
l’ultima delle certezze
e la prima delle speranze.
Penso tu non abbia odiato
aldilà d’ogni abbandono
la parte di me che di nuovo ti lasciava
in balia dei tuoi dubbi.
Penso tu abbia amato
oltremodo a quel che ti é stato insegnato
a fare
il mio esserti stato d’aiuto a dimenticare
un amore finito
saggiandone uno nuovo.
Penso questo
di quel che é stato il primo giorno
dei ventuno che t’hanno resa,
aldilà del tuo esser stata eterea,
così distante.
Archive for luglio, 2002
Prima ancora di una distanza ci divide il mondo e il modo in cui esso gira per ognuno di noi.
Non pensavo ci saremmo mai potuti incontrare, né tanto meno immaginavo che, anche solo per qualche breve istante, avrei potuto ascoltare la tua voce senza più doverla intuire da uno schermo. E il ritrovarsi così, d’improvviso vicini, quasi prossimi ad un imminente contatto, vince le mie percezioni fino a convincermi di poterti sfiorare.
Non é facile descrivere emozioni così intime a chi, quelle stesse emozioni, per così tanto tempo, le ha generate. Ma del resto, si vive soprattutto di “buone occasioni” e il mio silenzio, di fronte ad una opportunità come questa, dimostrerebbe solo la mia stupidità.
Sono consapevole di quanto sia complesso il tuo mondo e quella condizione esistenziale che, con più forza degli altri, cerchi di affermare a te stessa e a quella parte di persone che ne compete. Eppure questo non mi spaventa perché sento di voler parlare di qualcosa che vada oltre il ruolo che interpreti, oltre la professione che ti impegna ed oltre i pregiudizi che i mediocri ti attribuiscono.
Ho rincorso questo giorno e la sicurezza che non mi venisse negato, con la stessa fermezza con cui ho creduto la tua esistenza un privilegio per qualunque altro uomo potesse anche solo stringerti la mano. Senza invidia, ne gelosia. Senza senso di possessione o trascuratezza, ma con passione.
Ho pensato che il miglior modo per lasciare un segno dentro di te e lungo questa tua permanenza in Italia fosse una cosa particolare, insolita, inaspettata e volevo che questa particolarità parlasse di me, dell’attesa che mi ha entusiasmato e logorato; della passione che ha alimentato in me il calore con cui riverso in queste frasi tutta la mia autenticità.
Anita per me vuol dire femminilità e sottigliezza. Significa candore e fragilità. Leggerezza e malizia. Passione.
E non c’é modo di potersi dilungare parlando di Anita. Di quella Anita che per anni é cresciuta dentro me non solo come sogno ma anche come desiderio, quella Anita che da anni ha plasmato i miei gusti e identificato le mie debolezze. Non é possibile dilungarsi parlando della “mia” Anita, perché per me riassume una cosa sola, un solo pensiero, una semplice sensazione. Una vera emozione.
Perché distinguermi, dunque, quando invece poteri unirmi alla massa?
Perché parlare quando potrei avere il compenso di un contatto smaliziato senza dover chiedere?
Perché non accontentarmi e vantarmi di aver solo goduto?
Perché non accontentarmi?
Non avrebbe senso.
E così odierei me stesso per aver aspettato questa “buona occasione” senza saperla utilizzare nel modo in cui mi sarebbe piaciuto.
Detesterei me stesso per aver creduto invano, che, dietro a quella interpretazione di donna se ne nascondesse una altrettanto bella e altrettanto sensibile.
Per questo voglio osare. Lasciare questa lettera nelle tue mani, sperare che non te ne scorderai e augurarmi che potrai leggerla presto, lontana da tutti e vicina soltanto al tuo cuore, che é l’unico che ascolti davvero. Sperando potrai apprezzare questo pensiero che ho scritto per te e che ho desiderato consegnarti fin dal primo momento in cui sei diventata una passione incancellabile e incontrollabile. Ci credo davvero Anita e per questo prego di non dover aspettare invano una tua risposta.
Un abbraccio.
.Gionata.
Vorrei non pensare a niente.
Vorrei non dovermi cercare nei sorrisi della gente, nei baci di Matilde o nei suoi spietati silenzi.
Vorrei non dovermi cercare nelle cure delle persone che si fidano di me, che mi cercano o che sperano ch’io non parta.
Vorrei bastarmi per come sono. Soddisfare le mie insicurezze con la semplice tranquillità d’esser me stesso. Per me stesso. Non per tutti gli altri.
Vorrei poter essere una persona soltanto, con mille difetti, mille pregi, ma con un cuore soltanto.
L’unico indispensabile a rendermi libero, a non rendermi schiavo “delle passioni” senza le quali non riesco a vivere.













